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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

(Barack Hussein Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti d'America)

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20 novembre 2012

La democrazia dell'applauso, da Craxi a Grillo

Articolo pubblicato su http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/2012/11/20/la-democrazia-dellapplauso-da-craxi-a-grillo/


È così che muore la libertà… sotto scroscianti applausi
(Padme Amidala, Star Wars – La Vendetta dei Sith)

Il 16 maggio 1984 su “La Stampa” apparve un articolo di Norberto Bobbio che stigmatizzava l’elezione congressuale di Bettino Craxi a Segretario generale del PSI per “acclamazione”, denunciandone il significato personalistico e autoritario, che sembrava reintrodurre sulla scena italiana il culto del “capo carismatico” e nel partito la pratica proprietaria del “padrone” al di sopra delle regole. Metteva in guardia dai rischi di una politica personalistica e spettacolare, che avrebbe finito per svuotare di significato la vita democratica dei partiti.

Scriveva Bobbio: “L’elezione per acclamazione non è democratica, è la più radicale antitesi dell’elezione democratica. È la maniera, che dopo Max Weber non dovrebbe avere più segreti, con cui i seguaci legittimano il capo carismatico; un capo che proprio per essere eletto per acclamazione non è responsabile davanti ai suoi elettori. L’acclamazione, in altre parole, non è un’elezione, è un’investitura. Il capo che ha ricevuto un’investitura, nel momento stesso che la riceve, è svincolato da ogni mandato e risponde soltanto di fronte a se stesso e alla sua emissione. Possibile che il congresso che ha compiuto un tale atto, e l’onorevole Craxi che l’ha accettato, non si siano resi conto dell’errore madornale che stavano compiendo, soprattutto nel momento in cui il partito socialista e il presidente del Consiglio che lo rappresenta sono accusati, a torto o a ragione, di tendenze autoritarie?

È questo uno dei motivi per cui Bobbio, insieme al meglio della tradizione socialista (Lombardi, Giolitti, Codignola, Enriquez, giusto per fare dei nomi), abbandonò il PSI di Craxi, che nella sua rovina finì per sacrificare l’intera tradizione socialista. Si è visto poi che molto dell’elettorato del leader socialista e numerosi dirigenti che a lui devono la carriera, si sono rifugiati in massa sotto le bandiere di Berlusconi, contribuendo alla nascita di una nuova destra che dal craxismo ha avuto molto da imparare.

Non è un caso, infatti, che Forza Italia sia nata con la benedizione di Craxi, prima che fuggisse in Tunisia e che Berlusconi sia stato per 16 anni l’unico leader politico ad aver riproposto la pratica autoritaria del “padrone del partito” e che sia stato sistematicamente eletto Presidente del partito per acclamazione (due volte, la prima nel 1994, la seconda nel 2009); e che in 15 anni di vita Forza Italia abbia avuto solo due congressi, quello di fondazione e quello di scioglimento.

La pratica proprietaria del “padrone” al di sopra delle regole è stata, però, efficientemente esportata anche a Sinistra, a cominciare dal partito di Antonio Di Pietro, caduto in disgrazia oggi proprio per questo.

Con una crescente personalizzazione e spettacolarizzazione della politica, intrisa dei valori tipicamente berlusconiani che a Sinistra si è ben guardati dall’allontanare negli ultimi 20 anni, anzi, si sono gradualmente fatti propri (ce li ricordiamo ancora i kit in stile Forza Italia della campagna elettorale di Veltroni nel 2008), il Partito, quello che Gramsci definiva lo strumento principale per la trasformazione della società, diventa una mera propaggine del capo, le cui sorti dipendono da lui e da lui soltanto.

Si pensi, in maniera meno estrema rispetto ai due casi precedenti, a Sinistra Ecologia e Libertà, costruito completamente attorno alla figura di Nichi Vendola: il governatore della Puglia ha dato una lezione di stile al berlusconismo militante aspettando con serenità il giudizio della magistratura, ma se questo non fosse stato positivo, il partito sarebbe letteralmente esploso, perché in quel partito non c’è alcuna figura della statura di Vendola che ne possa prendere il posto.

Il PD stesso ha rischiato l’estinzione dopo le dimissioni di Veltroni, con il quale tutto il partito si era identificato, a causa anche dei fallimenti della classe dirigente precedente. Solo dopo un congresso lacerante e una transizione deludente è riuscito difficilmente a riprendersi dalla sbornia vetero-berlusconiana con l’elezione di Bersani (tant’è che, in un periodo in cui tutti gli altri partiti crollano, quello di Bersani guadagna consensi, il che è un mezzo miracolo se contiamo il sostegno a Monti e le autentiche vaccate commesse, tra cui la recente la battaglia per i 223 milioni alle scuole private cattoliche).

Oggi siamo di fronte ad una nuova forma di democrazia dell’applauso: quella 2.0 rappresentata dal Movimento 5 Stelle e da Beppe Grillo. Mentre nei casi tipo di Berlusconi e Di Pietro questi hanno comunque dovuto garantire un minimo di democrazia interna (le cosiddette correnti) e prevedere dei dispositivi di garanzia (lo stesso Fini è stato espulso a seguito di un voto della direzione nazionale), nel caso del M5S abbiamo il capo carismatico, Grillo, che ottiene gli applausi sulla platea digitale attraverso una schiera imponente di fans, anzitutto suoi più che del movimento, i quali obbediscono al volere del capo in maniera acritica e, anche di fronte alle contraddizioni più evidenti, soffocano qualsiasi forma di dissenso e di critica attraverso la delegittimazione dell’eretico o dell’avversario.

Si mette in moto quindi una particolare macchina del fango digitale per cui se si osa mettere in discussione le parole del Capo, automaticamente sei servo e schiavo del sistema, sei pagato da qualcuno, non sei democratico, sei tutta una serie di appellativi che non è il caso qui di riprodurre e, infine, vieni esposto ad un fuoco di fila digitale senza precedenti. Che si amplifica quando il Capo usa il suo strumento, il blog, per fomentare ancora di più l’attacco contro la tua persona (si vedano i casi Favia e Salsi o Tavolazzi).

Questa politica personalistica spettacolare (o di spettacolo) provoca parecchi danni alle istituzioni democratiche e, in ultima analisi, amplifica i fenomeni degenerativi che pure si dice di voler contrastare.

Non è il caso di fermarsi un attimo e ricominciare a pensare a forme di democrazia diretta e rappresentativa che non implichino l’adesione totale e senza tentennamenti ad un Messia o, peggio, al solito “Uomo della Provvidenza”?

La butto lì, benché comprenda come il buon senso, di questi tempi, sia merce rara, soprattutto a Sinistra.




21 febbraio 2011

Ma io Pisapia lo difendo

 Dell’uomo non ho mai avuto tanta simpatia. E dire che ero partito con le migliori intenzioni, a settembre dello scorso anno: stavolta scelgo un candidato e lo sostengo fino in fondo, mi ero detto.

 

Entra sempre in gioco l’eterogenesi di fini di hegeliana memoria, quindi sarà che nei suoi comitati circolava il peggio dei due partiti che oggi giocano a cannibalizzarsi l’un l’altro (PD e SEL), sarà anche che poi ho scoperto certe sue posizioni sulla giustizia più alla D’Alema che al buon senso, mettici pure che non abbia proprio questo carismatic appeal, ma alla fine tutto il mio entusiasmo iniziale si è ridotto ad un piccolo lumicino. Nonostante tutto, però, Pisapia alle primarie l’ho votato.

 

Il lumicino poi si è spento definitivamente quando il 14 dicembre ha cominciato a raccontare frottole sulla partecipazione alle primarie (che ha segnato un meno 15.000 partecipanti rispetto a 5 anni prima, mentre lui affermava esserci stato un più 3%). Contestato (e ho anche il video), ha reagito in maniera scomposta e feroce, dicendomi di tornare a studiare. A me, che ho la media del 30elode all’università. E lì mi ero ripromesso di non votarlo nemmeno sotto tortura.

 

Gli scimmiottamenti di Vendola al Palasharp e la pallida imitazione di Mitterrand, con quella foto orripilante apparsa sui maxi-manifesti sparsi per la città, mi avevano definitivamente convinto a votare per il mio compagno di università candidato alla Lista civica di Grillo. Anche perché, alla mia famosa lettera aperta che gli ho inviato e ho pubblicato (condivisa da più di 2000 persone su facebook), non ha mai risposto, ma ha fatto rispondere alcuni suoi galoppini con problemi di prostata che tra un “Basta giovani” e “lavori per la Moratti” si sono beccati un bel trattamento in dolce stil novo dal sottoscritto (sono sempre molto fine e irritante nel mandare a quel paese la gente, me ne do atto).

 

Ciononostante, nella vicenda di Affittopoli lo difendo. E non per spirito di coalizione (avevo già intenzione di votare un altro), quanto perché non si può mettere sullo stesso piano un contratto di affitto stipulato nel 1989 dalla sua compagna con i contratti di affitto a prezzi stracciati degli uomini organici alla Destra.

 

E per un semplice motivo: Milano è governata da 20 anni dal centrodestra. E si vede, aggiungo io. Quindi non regge l’accusa che Cinzia Sasso, la compagna di Pisapia, abbia avuto la casa in affitto perché godeva dell’appoggio del candidato sindaco. Anche perchè il contratto di affitto era scaduto nel 2008, Pisapia vive in un’altra casa e la Sasso doveva trasferirsi a novembre nella nuova casa (se non fosse che l’edilizia in Italia ha i tempi biblici che sappiamo), dove sarebbe andato a vivere anche Pisapia.

 

Dunque, qual è lo scandalo? Che milionari, star e assessori e consiglieri di centrodestra abbiano avuto case con affitti risibili proprio in virtù della loro appartenenza ai partiti della maggioranza che guida il comune da 20 anni oppure che la compagna di Pisapia, nel 1988, abbia avuto in affitto la casa dal Pio Albergo Trivulzio, quando Milano era ancora governata dal cognato di Craxi, Pillitteri (passato al centrodestra, il cui figlio è per altro in affitto anche lui in una casa del Pat)?

 

Pisapia lo si può attaccare su molti fronti, ma questo no. L’unica cosa che posso dire è che mai ho visto in vita mia una difesa così goffa e intempestiva da parte di un avvocato, che di certo ha una gran carriera anche da politico alle spalle. Ingenuità? Forse, ma se prima il centrosinistra era nella prima volta avanti nei sondaggi a Milano, ora dubito che lo sarà ancora.

 

A meno che, per la gioia del Pd, Pisapia non faccia un passo indietro. Ma questo sarebbe l’ennesimo colpo mortale all’immagine del centrosinistra milanese ed equivarrebbe a sconfitta certa.

E in un periodo come questo, non possiamo permettercelo. Quindi l’unica cosa che rimane da fare al candidato sindaco, se non vuole affogare nella palude in cui la sua goffa difesa lo ha infilato, deve abbandonare per strada un po’ di venefici compagni di viaggio. Deleteri per lui e, qualora vincesse, deleteri per Milano. I nomi si sanno già, inutile farli anche qui.

 

Speriamo solo che ora Pisapia si dia una mossa. Perché prediche moraliste da parte della Lega e del PDL (che sugli affari immobiliari hanno ben altri e ben più gravi scandali da fronteggiare) è veramente una vergogna.




19 febbraio 2011

L'eterna attualità della Questione Morale

Diciotto anni fa, quando Mani Pulite cominciava a muovere i primi passi, la corruzione aveva un giro di affari di 10.000 miliardi di lire (5 miliardi di euro) e produceva un indebitamento pubblico tra i 150.000 e i 250.000 miliardi di lire, più 15/25.000 miliardi di interessi passivi.

La fotografia di quel 1992 mostra un Paese sull’orlo della bancarotta, completamente fuori dai parametri di Maastricht: debito al 118% del PIL (anziché al 60); tasso di inflazione al 6,9% (invece del 3); deficit di bilancio all’11% (anziché al 3). Il 16 settembre passa alla storia come “il mercoledì nero” della lira, il cui valore negli scambi con le altre monete crolla a tal punto da costringerla ad uscire dal Sistema Monetario Europeo.

La conseguenza di tutto ciò, in termini economici, portò il Governo Amato a varare una Finanziaria lacrime e sangue da 30.000 miliardi di lire, che avviò le famose privatizzazioni e introdusse una valanga di tasse e balzelli vari che tutt’oggi gravano sulle tasche dei cittadini onesti che le tasse le pagano. Diciotto anni fa la crisi economica scardinò la Prima Repubblica e distrusse i grandi partiti di massa, portando sulla scena politica italiana homines novi che poi tanto novi non erano: ma ieri come oggi la crisi economica è figlia della Crisi Morale.

Continua a leggere su:

http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=1431




7 novembre 2010

Dare l'Esempio: così si risolve la Questione Morale

''Ho rimpianto del rigore e dello stile di comportamento di personaggi quali Moro, Berlinguer, Almirante, La Malfa, queste personalità non si sarebbero mai permesse di trovare giustificazioni a ciò che non può essere giustificato''
(Gianfranco Fini)

Che queste cose le debba sentire da Gianfranco Fini, che per 16 anni è stato alleato e per 8 ha governato con Berlusconi, mi fa sinceramente cadere dalla sedia. Il solo fatto che qualcuno lo dica, mi fa cadere dalla sedia: perchè sono 3 anni che il sottoscritto è oramai afono nel dire le stesse cose, ma nella migliore delle ipotesi da certa sinistra ben pensante vengo accusato di tutto, finanche di tradimento.

Quando ho fondato questo blog "per la Questione Morale", mi hanno dato del moralista, grillino e anti-politico.

Quando ho fondato http://www.enricoberlinguer.it e l'ho trasformato in uno dei siti più visitati del web, mi hanno dato del nostalgico e del passatista.

Quando a luglio ho fondato l'Associazione Nazionale Enrico Berlinguer (che sfiora i 1000 iscritti e conta quasi 100.000 simpatizzanti su fb), qualche maligno ha affermato che lo avrei fatto per esercitare un presunto diritto di veto (non si capisce nei confronti di chi) e per chiedere poltrone (chissà quali, visto che non sono iscritto a nessun partito).

Per certa gente passione ideale e coscienza civile sono parole sconosciute, nella teoria e nella prassi: buon per noi, male per loro. Anzi, male per quelli che li seguono.

Fini ha detto cose che io aspetto di sentire da 3 anni dai leader del PD (e che non ho sentito nemmeno alla conventio ad excludendum dei rottamatori): e del resto, se a Sinistra promuovono a compagno (di merende), alleato (o magari generale) chiunque si smarchi da Berlusconi, non si lamentino del fatto che non riescono nemmeno a intercettare uno dei voti dei disillusi e degli arrabbiati che seguono Fini, Grillo, Di Pietro, Vendola.

Se lasciamo la memoria di Berlinguer e Pasolini (sì, perchè adesso nel pantheon di FLI c'è anche lui), la Sinistra è morta, non esiste più. E se gli lasciamo anche quella di Moro e La Malfa, allora il PD cali il sipario su se stesso: ha fallito. Ringraziatevi da soli per il fallimento: io posso solo dire "ve l'avevo detto".

Ma come al solito, sono sempre il solito "rompiballe".




16 ottobre 2010

Veronesi e l'inesistente sicurezza nucleare

Pensi "Veronesi" e ti viene in mente una sola cosa: lotta ai tumori. Ti viene naturale, come quando pensi "Muti" e lo associ alla Scala o Giò Ponti al Pirellone. Eppure la decisione dell'ottantenne senatore democratico e oncologo di fama internazionale di presiedere l'Agenzia per la Sicurezza Nucleare, questo fantomatico organo governativo che dovrebbe evitare rischi per la salute dei cittadini, mette in crisi le nostre certezze.

Principalmente perchè Veronesi non può prestare il suo nome e la sua storia ad uno scempio com'è quello del dannoso, anti-economico e soprattutto anti-energetico ritorno al nucleare in Italia. Che, come dimostrano svariati studi internazionali, può essere tutto, tranne che sicuro per la salute dei cittadini.

Intendiamoci: chi scrive non è nella maniera più assoluta contro il nucleare, MA, vivendo in un sistema capitalista, mi limito semplicemente a fare una semplice analisi costi/benefici, anche valutando i dati economici e scientifici attualmente a disposizione. Che dimostrano una sola cosa: stiamo buttando via una marea di soldi pubblici, sin dal giorno in cui decidemmo di rinunciare a questo benedetto nucleare.

 

Non accetto però lezioni di morale da nessuno: contro il Nucleare, dopo Cernobyl, in Italia c’erano tutti, dalla destra di Giorgio Almirante ai socialisti di Craxi e ai comunisti di Natta. Persino la Dc sui tre quesiti referendari invitò a votare due sì e un no. Ed eravamo davanti alla Francia e subito dopo USA e Germania nella classifica internazionale e potevamo contare su un capitale umano e scientifico di 2500 tra ingegneri e tecnici specializzati.

 

Dati alla mano, abbandonare il nucleare ci è costato 20 miliardi di euro, 340 ad italiano: una cifra enorme che, con un’inesistente politica energetica decente che riducesse il nostro peso dai
combustibili fossili, ci ha portato all’insostenibile situazione attuale.

 

Che non è delle più rosee nemmeno per la rinascita del nucleare in Italia, visto che le uniche due facoltà che sfornano col contagoccie ingegneri nucleari sono il Politecnico di Torino e quello di Milano (e per giunta come laurea specialistica).

 

Eppure, quando sento qualcuno come Veronesi dire che "i nuovi reattori sono bellissimi, potenti e non c'è alcun dubbio sulla loro sicurezza", mi chiedo se sia stupido o sia semplicemente in mala fede. Perchè i reattori che arriveranno in Italia sono gli stessi che l'americana CEG (Constellation Energy Group) ha rispedito alla francese EDF perchè troppo costosi e con poche garanzie sul loro funzionamento e la loro sicurezza. Le quotazioni della CEG, che poteva contare su un fondo statale di 7,5 miliardi di dollari, sono salite alle stelle, mentre quelle dell'EDF sono drammaticamente sotto terra, come tutta l'industria nucleare francese, che noi invece stiamo aiutando a tenere a galla.

 

Il fantomatico nucleare di quarta generazione o G4, quella che molti come Veronesi considerano la panacea di tutti i mali energetici del mondo, attualmente è oggetto di un protocollo di  collaborazione internazione fra 13 Stati e che impianti del genere potranno  essere eventualmente costruiti tra non meno di 25 anni. Oggi si sta lavorando a ben 6 progetti G4, la cui fattibilità  economica e tecnologica è ben lungi dall’essere dimostrata, che si propongono tutti sostanzialmente di:

1)      aumentare la resa di conversione elettrica degli impianti, che attualmente è sotto il 30%;

2)      aumentare la sicurezza degli impianti, evitando che vengano usati per scopi militari;

3)      rendere il ciclo economico competitivo in termini economici con le fonti tradizionali o rinnovabili;

Tre obiettivi ambiziosi, ma assolutamente difficili da coniugare, se non altro perché solo per realizzare il punto 1) gli impianti G4 dovrebbero lavorare a temperature tra i 500 e i 1000 °C (oggi siamo attorno ai 300), cosa che richiederebbe materiali resistentissimi alle alte temperature e alle radiazioni (quindi molto costosi, con impossibilità di soddisfare il punto 3); quattro di questi progetti stanno lavorando al “riprocessamento del combustibile esausto”, il quale è economicamente dispendioso e produce plutonio, che rischia però di compromettere i punti 2) e 3).

 

Uno dei fattori critici fondamentali poi dell’energia nucleare è la disponibilità di uranio, limitata a non più di 50 anni con le attuali tecnologie e livelli di consumo. Tra i primi 15 detentori di uranio non vi è un solo paese europeo e ciò smentisce oggettivamente ogni proclamata auto-sufficienza dall’estero, senza contare che dal 2002 al 2007 il prezzo dell’uranio è cresciuto di 7 volte. In più, la distribuzione nei consumi energetici finali europei è la seguente: 23% elettricità; 77% combustibili. Il che significa che anche a totale nuclearizzazione, riusciremmo a soddisfare solo un quarto del nostro fabbisogno energetico.

 

Sarà un caso, ma l’Australia (che è l’unica economia del mondo non in recessione) è il primo paese detentore di uranio al mondo, ma non ha centrali nucleari: preferisce rivendere all’estero e investire sulle energie alternative.

 

Il perchè è presto detto: il Sole invia sulla terra ogni ora 400 milioni di miliardi di joule, pari all’energia che l’intera umanità consuma in un anno. La posizione centrale dell’Italia, “paese del Sole”, consente inoltre a Roma di avere circa il 60% di energia solare in più rispetto a Londra. Per soddisfare il fabbisogno elettrico europeo con pannelli fotovoltaici sarebbe sufficiente coprire mediamente lo 0,6% della superficie dei vari Stati. Per l’Italia si tratterebbe di un’area estesa quanto la provincia di Piacenza (2400 km², 0,8% del territorio).

 

Immaginate voi se si continuasse su questa strada, quali e quanti scenari ad impatto zero potrebbero aprirsi; basta pensare che fino a 20 anni fa se aveste detto a qualcuno che in una scatolina ci sarebbero stati 1 TB di disco fisso, vi avrebbe riso in faccia. Ma oggi è realtà.

 

Bisogna capire ora perchè Veronesi, che ha combatutto i tumori per tutta la vita, si cimenti a fare da parafulmine al governo su una questione che ci rende di fatto schiavi energeticamente di chi detiene l'uranio e di chi detiene la tecnologia nucleare. E che soprattutto è scientificamente provato che non risolve il nostro problema di approvvigionamento energetico e provoca tumori anche quando funziona normalmente.

 

L'unica sicurezza, qui, è che Veronesi ha perso di vista quello che ha sempre fatto nella vita, ovvero curare tumori. Il perchè, chissà se un giorno vorrà VERAMENTE spiegarcelo.




10 ottobre 2010

Goebbels è vivo e lotta in mezzo a noi

Joseph Paul Goebbels (Rheydt, 29 ottobre 1897 – Berlino, 1º maggio 1945) fu uno dei più importanti gerarchi nazisti, Gauleiter di Berlino dal 1926 al 1945, Ministro della Propaganda nel Terzo Reich dal 1933 al 1945.

Della serie, la storia si ripete. Riguardo agli ultimi quindici anni non posso che notare analogie e sorprendenti verosimiglianze con gli anni più bui della storia dell'umanità. Non sono l'unico a quanto pare. Eppure, se rileggo oggi i famosi 11 principi della Propaganda di Goebbels, il dubbio mi viene: come abbiamo fatto ad essere così sciocchi e così ciechi?

1. Principio della semplificazione e del nemico unico.
E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali.

2. Principio del metodo del contagio.
Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo.

3. Principio della trasposizione.
Caricare sull’avversario i propri errori e difetti, rispondendo all’attacco con l’attacco. Se non puoi negare le cattive notizie, inventane di nuove per distrarre.

4. Principio dell’esagerazione e del travisamento.
Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave.

5. Principio della volgarizzazione.
Tutta la propaganda deve essere popolare, adattando il suo livello al meno intelligente degli individui ai quali va diretta. Quanto più è grande la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. La capacità ricettiva delle masse è limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.

6. Principio di orchestrazione.
La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

7. Principio del continuo rinnovamento.
Occorre emettere costantemente informazioni e argomenti nuovi (anche non strettamente pertinenti) a un tale ritmo che, quando l’avversario risponda, il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse.

8. Principio della verosimiglianza.
Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie.

9. Principio del silenziamento.
Passare sotto silenzio le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare le notizie che favoriscono l’avversario.

10. Principio della trasfusione.
Come regola generale, la propaganda opera sempre a partire da un substrato precedente, si tratti di una mitologia nazionale o un complesso di odi e pregiudizi tradizionali.
Si tratta di diffondere argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti primitivi.

11. Principio dell’unanimità.

Portare la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti, creando una falsa impressione di unanimità




29 settembre 2010

Caro Pellegrino, per il bene dell’Italia tolga il disturbo

Gentile Giuseppe Pellegrino,

 lei nei giorni scorsi ha affermato (e successivamente confermato): “Basta disabili a scuola. Non imparano e disturbano. Meglio per tutti una comunità, dove mandarli seguiti da personale specializzato.

 

Un’opinione come un’altra, se non fosse che lei ricopre un incarico pubblico, pagato anche con le tasse dei genitori di quei disabili che lei vorrebbe ghettizzare in “comunità” specializzate (li chiami pure lager, se vuole)

 

Un’opinione che trasuda di antichi e indecenti proclami nazional-socialisti e fascisti, che affermavano la superiorità di chi cammina con le proprie gambe e magari è anche biondo e senza barba.

 

Ebbene, posto che lo Stato non ha i soldi per pagare gli insegnanti di sostegno ai bambini disabili, figuriamoci se troverà mai i soldi per aprire strutture specializzate per evitare che i disabili disturbino l’apprendimento dei suoi figli o nipoti “abili”: significherebbe accollare altre spese alle famiglie, oltrechè violare il costituzionale diritto di pari accesso all’istruzione.

 

Ma si sa, voi del PDL sulla Costituzione ci giurate, salvo poi pulirvici le terga nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore non l’avete nemmeno letta.

 

Ora voglio raccontarle una storia, che mi riguarda in prima persona, ma che può illuminare la sua mente, evidentemente ottenebrata da luoghi comuni e facili semplificazioni che non fanno onore non tanto a lei (che a quanto pare l’onore non sa nemmeno cosa sia), quanto alla carica che lei ricopre (purtroppo per i suoi concittadini.

 

Io ho una sorella di sei anni più grande che è sulla sedia a rotelle: questo perché quando aveva sei mesi un macellaio con la laurea da chirurgo, in quell’occasione anche primario del Besta (nominato dalla politica), l’ha inchiodata su una sedia a rotelle, perché per toglierle un neo sulla schiena, le ha anche reciso le terminazioni nervose che dal cervello arrivavano alle gambe.

 

Ebbene, mia sorella ha fatto le elementari, le medie e il liceo, nonché l’università, senza problema alcuno, se non quello della mobilità: voti sempre molto alti, espansiva e generosa con gli altri, fin troppo estroversa, molto intraprendente e a ambiziosa. Una ragazza fin troppo normale, se non fosse che a 6 mesi dalla nascita l’hanno condannata a vivere su una sedia a rotelle.

 

Si è laureata (3+2) a 23 anni in Biotecnologie Mediche con 110 e lode e, si figuri, le avevano anche offerto un posto da ricercatrice super-pagata a Boston, ma vi ha dovuto rinunciare proprio a causa del suo problema, e ora lavora in un centro di ricerca all’Università Bicocca. Studia il cancro, le cellule staminali, ma è frustrata perché non può lavorare, perché il governo della sua maggioranza ha tagliato i fondi per la ricerca.

 

Ha preso la patente, ha la sua macchina, che guida incompleta autonomia, senza dare fastidio a nessuno: pur vivendo in una città come Milano, i problemi ci sono, perché l’inciviltà della gente e l’incuria dell’amministrazione creano ostacoli quotidiani ai disabili come lei.

 

Ebbene, signor Pellegrino, lei, con le sue parole, non ha tanto offeso mia sorella e tutti quelli come lei, ma ha offeso il genere umano, di cui ha dimostrato di non esserne un degno esponente.

 

Lei e tutti quelli come lei sono la spazzatura che andrebbe smaltita al più presto in questo Paese: per il bene dell’Italia, caro Pellegrino, tolga il disturbo. Prima che la Provvidenza Divina la metta tra quelli che disturbano in classe.

 

Del resto, lei, a scuola, ha dimostrato di non aver imparato nulla, sebbene si muovesse con le sue gambe. Chissà che, il giorno che non potrà farlo più, riuscirà ad imparare qualcosa. Ne dubito.


 

Distinti saluti,

Pierpaolo Farina




5 settembre 2010

Fini.

Il nuovo partito fondato da Berlusconi in piazza San Babila? Comportarsi nel modo in cui sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali. Da queste mie parole, volutamente molto nette, voglio che sia a tutti chiaro che,  almeno per quel che riguarda il presidente di AN, non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi… Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio posizione. Se vuole fare il premier, deve fare i conti con me, che ho pure vent’anni di meno. Mica crederà di essere eterno… Lui a Palazzo Chigi non ci tornerà mai. Per farlo ha bisogno del mio voto, ma non lo avrà mai più. MAI. Si faccia appoggiare da Veltroni.” (Gianfranco Fini, 18 novembre 2007)

 

 

Condivido la proposta di Berlusconi di dare al popolo del 2 dicembre, al Popolo della Libertà, un’unica voce in Parlamento. È una pagina storica della politica italiana: il 13 aprile nascerà un nuovo grande soggetto politico ispirato ai valori del Partito popolare europeo e quindi alternativo alle sinistre. Mi auguro che gli amici dell’Udc vogliano scrivere questa importante pagina assieme a noi.” (Gianfranco Fini, 8 febbraio 2008)

 

 

Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui.”, diceva Ezra Pound, citato da Fini oggi alla fine del suo discorso di Mirabello. Appunto.

 

Milioni di elettori di sinistra avrebbero pagato miliardi in questi due anni per sentire quelli che hanno eletto a fare opposizione pronunciare anche solo un quarto delle cose dette da Fini sul governo.

 

Ma dalle parti del PD non è seccato solo l’Ulivo, ma tutto il giardino: e c’è ancora qualcuno che pensa di fare un buon raccolto quest’anno, portando le erbacce dei giardini altrui.

 

L’ultimo che esce, si ricordi di chiudere la porta e spegnere la luce.




7 aprile 2010

Io, se fossi Dio

Io se fossi Dio,
non sarei mica stato a risparmiare:
avrei fatto un uomo migliore.
Sì vabbe', lo ammetto
non mi è venuto tanto bene,
ed è per questo, per predicare il giusto,
che io
ogni tanto mando giù qualcuno,
ma poi alla gente piace interpretare
e fa ancora più casino
! […]

 

Io se fossi Dio,
maledirei davvero i giornalisti e specialmente... tutti.
Che certamente non son brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
Compagni giornalisti, avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete:
avete ancora
la libertà di pensare,
ma quello non lo fate

e in cambio pretendete la libertà di scrivere,
e di fotografare. […]

 

Io se fossi Dio
naturalmente io chiuderei la bocca a tanta gente:
nel regno dei cieli non vorrei ministri
e gente di partito tra le palle,
perché la politica è schifosa e fa male alla pelle!
E tutti quelli che fanno questo gioco,
che poi è
un gioco di forze, ributtante e contagioso
come la lebbra e il tifo
...
E tutti quelli che fanno questo gioco
c'hanno certe facce che a vederle fanno schifo,
che siano untuosi democristiani
o grigi compagni del piccì.
Sono nati proprio brutti o, per lo meno, tutti
finiscono così.
 
Io se fossi Dio,
dall'alto del mio trono
vedrei che la politica è un mestiere come un altro
e vorrei dire, mi pare a Platone,
che il politico è sempre meno filosofo
e sempre più coglione
;  
è un uomo tutto tondo
che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo,
che scivola sulle parole
anche quando non sembra... o non lo vuole.
 
Compagno radicale,
la parola "compagno" non so chi te l'ha data,
ma in fondo ti sta bene,
tanto ormai è squalificata.
Compagno radicale,
cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino
ti muovi proprio bene in questo gran casino
e mentre da una parte si spara un po' a casaccio
e dall'altra si riempiono le galere
di gente che non c'entra un cazzo... […]
 
Compagni socialisti,
con le vostre spensierate alleanze
di destra, di sinistra, di centro,
coi vostri uomini aggiornati,
nuovi di fuori e vecchi di dentro!...
Compagni socialisti fatevi avanti
che questo è l'anno del garofano rosso e dei soli nascenti!
Fatevi avanti col mito del progresso
e con la vostra schifosa ambiguità!

Ringraziate la dilagante imbecillità! […]
 
Io se fossi Dio,
non avrei proprio più pazienza,
inventerei di nuovo una morale
e farei suonare le trombe per il Giudizio universale! […]

 
Ma come uomo, come sono e fui,
ho parlato di noi, comuni mortali:
quegli altri non li capisco, mi spavento,
non mi sembrano uguali.
Di loro posso dire solamente
che dalle masse sono riusciti ad ottenere
lo stupido pietismo per il carabiniere.
Di loro posso dire solamente
che
mi hanno tolto il gusto
di essere incazzato personalmente
.
Io come uomo posso dire solo ciò che sento,
cioè solo l'immagine del grande smarrimento. […]

 

Io se fossi Dio,
quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio,
c'avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che
Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana
è il responsabile maggiore di trent'anni di cancrena italiana
. […]

 

Io se fossi Dio,
non mi interesserei di odio o di vendetta e neanche di perdono
perché
la lontananza è l'unica vendetta
è l'unico perdono
!

 

Giorgio Gaber (1980)




31 marzo 2010

Intervista a Sartori: “Vedo nero, nerissimo Ma il giocattolo del capo si è sfasciato”

Vi pubblico l'intervista rilasciata su "Il Fatto Quotidiano" da Sartori, attualmente uno dei più grandi politologi italiani di fama internazionale, sul voto regionale. Avvertenze per l'uso: Sartori è nato conservatore e morirà tale, quindi nessuno si aspetti grandi sconti o riconoscimenti alla Sinistra. Non ne ha mai fatti, come non ne ha mai fatti nemmeno a Berlusconi. Forse è per questo che mi sono formato anche sui suoi libri, aldilà di alcune cose di principio che non possiamo condividere. Buona lettura.

 

------

 

di Beatrice Borromeo

    

È andata malissimo. Sono depresso. Mi sento una specie di Abatino Galiani: vedo tutto nero, noir, noir”. Parole pesanti per chi conosce il professor Giovanni Sartori, politologo ed editorialista del Corriere della Sera, che di solito si limita a esorcizzare con l’ironia anche le situazioni più gravi.

  

Professore, è nata la Padania.

   Sì, e questo divide il paese: ora al nord faranno il federalismo fiscale e il Pdl diventa un partito meridionale. Si sgretola il giocattolo di Berlusconi.

  

Cioè l’alleanza con Fini e Bossi?

   Certo, perché al nord prevale la Lega e il presidio di Berlusconi si confina al sud. Questo implica un partito molto clientelare e condizionato dalle varie mafie. Il Pdl è un partito di plastica, di cartapesta. Regge perché gli uomini di Berlusconi devono tutti il posto a lui. Soltanto al centro rimane qualche   isola rossa resistente.

  

Quindi secondo lei Berlusconi, personalmente, ha perso nonostante il buon risultato elettorale?

   Sì, e io l’avevo previsto. Il problema di Berlusconi non sono i voti, ma la distribuzione del potere sul territorio. Il Pdl è incentrato solo su Berlusconi che concede tutto a tutti perché a lui interessa soltanto preservare il suo potere.

  

La Lega è l’unico partito radicato che non si affida solo al carisma del leader. Il Pd dovrebbe ispirarsi a questo modello?

   La Lega rappresenta interessi concreti, quelli della piccola borghesia, di un elettorato del nord che vuole tenersi i soldi. Al sud il discorso è diverso: i soldi non si producono, si rubano e si spendono per mantenere le clientele.  

  

Quindi la sinistra non si radica perché non rappresenta più nessuno?

   Al nord il centrosinistra ha commesso un grave errore a parlare di “immigrazione facile”, perché poi succede che l’operaio disoccupato vota Lega. Pensa al suo interesse. C’è una crisi economica globale che mette in pericolo l’occupazione e il lavoro, in particolare in Italia. La sinistra non lo capisce, non usa alcuna lungimiranza proprio su temi e problemi riguardo cui doveva essere ghiotta e propositiva. Invece nulla.

  

Salva almeno Di Pietro o Nichi Vendola, l’unica opposizione che non è stata sconfitta?

   Io non ho nessuna stima per Di Pietro, demagogo di sinistra. E la vittoria di Vendola è un problema per Bersani, perché tira il partito a sinistra. L’idea del Pd riformista era invece di cercare voti al centro.  

  

Perché il Pd perde? Qual è il problema?

   Tra gli altri, c’è che sono stupidi: Bersani chiede il ritorno al Mattarellum per avere un centrino-ino-ino che a malapena passa la soglia di sbarramento. Il segretario del Pd si preoccupa di questo e non di una legge elettorale come il Porcellum che lo stritola. È chiaro che l’unione Bossi-Berlusconi si prepara a vincere le prossime elezioni, e con la vittoria otterrà automaticamente   il 55 per cento dei seggi. Ma di questo Bersani non si preoccupa.

 

La sinistra ha cancellato dall’agenda anche la legge sul conflitto di interessi.

Quello è stato il bacio della morte. Tutto è cominciato dalla rinuncia a quella legge.

 

Secondo lei il segretario Bersani è in bilico dopo questo voto?

Per adesso non vedo di molto meglio in giro. E poi non ha subito una sconfitta indecorosa. È andata male ma, poveraccio, neanche per colpa sua. Questo partito soffre l’eredità dell’ultimo governo Prodi.  

 

E degli ultimi scandali: Delbono a Bologna, Marrazzo nel Lazio.

Gli scandali più che altro hanno generato disincanto. Siamo un Paese marcio nel midollo e chi vota Berlusconi non si è fatto molto influenzare: quell’elettorato segue una tivù sotto controllo quindi – a parte i lettori del Fatto e di qualche altro giornale ancora libero di parlare – il cittadino dice: “E vabbè”. Non ha anticorpi, non è reattivo.

 

Cosa può fare un cittadino onesto che vuole contribuire, sperare ?

E’ abbastanza impotente. Finché ci sono Berlusconi, il suo sistema di potere e il controllo dei media, non vedo nessuna speranza.

 

Però è cresciuta l’astensione: una protesta contro questo sistema?

Era astensione equidistribuita, non ha colpito solo il centrodestra ma anche il Pd. È disaffezione, antipolitica, disgusto e indifferenza della politica tutta.  

 

Anche le nostre elezioni, come quelle americane di mid-term, sono un giudizio sull’operato del governo più che un voto locale?

Berlusconi ha impostato la campagna elettorale su di lui e quindi il risultato si può solo leggere come una conferma del governo.

 

Quanto ha influito l’opposizione della Cei alle candidate abortiste, Bonino e Bresso?

Si potrebbe frenare questo eccesso di invasione ecclesiastica della politica, perché l’elettorato cattolico duro e puro non supera il 4 per cento. Ma sia il governo che il centrosinistra si arrendono subito, senza combattere, a una Chiesa che è tornata alla riscossa.

 

Nessun cambiamento in vista?

Oggi no, lo escludo. Comunque ci siete voi sulle barricate, io sto nelle retrovie.



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)