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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

(Barack Hussein Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti d'America)

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17 novembre 2012

Noi, gli elettori che vi hanno eletti

Articolo pubblicato su Qualcosa di Sinistra: http://wp.me/p1mWAa-2X7

Questo articolo è stato pubblicato su l'Unità il 2 ottobre 1990, all'indomani dei primi scandali che si affacciavano a Milano, ex-capitale morale d'Italia. E' stato scritto da un grande milanese, comunista, cantautore, poeta, scrittore quale fu Ivan Della Mea, scomparso il 14 giugno 2009. E' un vero e proprio manifesto di tutti i cittadini di sinistra e comunisti sempre valido che esprime bene la nostra posizione rispetto a tutti i potenti, gli arroganti e i prepotenti di qualsiasi colore e bandiera. Vale per la città di Milano di ieri, oggi e domani, per tutte le città d'Italia. E se vale dopo 22 anni, significa che qualcuno non ha fatto il suo dovere fino in fondo. PF

Noi, gli elettori che vi hanno eletti
di Ivan Della Mea, 2 ottobre 1990

Voi, gli eletti da noi. Vi abbiamo eletti per governare la nostra città, questa: Milano.
Vi abbiamo detto: facciamo insieme una città pulita, una città sana, una città generosa e buona e dolce.
Vi abbiamo detto: costruiamo insieme una città onesta perché pensata da onesti e amministrata da onesti.
Non vi abbiamo detto, mai, voi fate poi noi si vedrà: no. Non vi abbiamo consegnato una delega: no.

Abbiamo investito un capitale di attese, ragionate e pesate sulle vostre intelligenze, sulle vostre capacità, sulla vostra correttezza: un capitale bello, ricco delle nostre umane ricchezze per fare insieme una Milano con umanità, per costruire insieme il comune presente che avesse il segno grande e bello d'un futuro in corso.

Ci siamo dati un'etica, una morale mos moris perché fosse sempre costume usanza abitudine condotta comportamento contegno qualità legge precetto regola moralis: etica appunto e concernente il costume.

Troppe volte abbiamo ascoltato frasi del tipo: la politica è una cosa sporca, i politicanti son tutti ladri, inn tucc istess, chi fa da se fa per tre, mi faccio i cazzi miei; c'è una "cultura" dentro queste frasi che è vincente e che si propaga e si allarga e allontana il cittadino dalle istituzioni e lo fa nemico delle istituzioni e  lo convince nel negarsi il diritto e nel cercare l'amico dell'amico dell'amico e nel pagare - con la bustarella o con il voto - l'ultimo amico dell'amico dell'amico.

No, noi gli elettori che vi hanno eletti ci siamo opposti a questa cultura che è cultura di mafia; noi ci siamo detti e vi abbiamo detto "Chi fa politica per la gente è onesto, chi usa la gente per fare politica è disonesto".

Noi oggi come ieri rivendichiamo i nostri diritti e questo facciamo perché è nostro dovere farlo.

Rivendichiamo il diritto-dovere alla verità e diciamo che non si deve, mai e per nessuna ragione, rimuovere la memoria, ogni memoria. Rivendichiamo il diritto-dovere di vigilare sulla cosa pubblica e di pretendere la trasparenza: tutta.

Rivendichiamo il diritto-dovere di difendere il territorio, di progettare per il bene comune con l'occhio giusto per i più deboli, per tutti gli emarginati di qualsiasi colore essi siano e di qualsiasi fede e di qualsiasi cultura e di qualsiasi sventura siano portatori e vittime; e con l'occhio giusto per tutte le periferie perché davvero divengano "il centro dei nostri progetti" e contro tutti i ghetti.

Rivendichiamo il diritto-dovere di tutelare le giovani generazioni per garantire loro una città futura, una città possibile.

L'importanza delle parole 1: vi abbiamo eletti per la convivenza.
L'importanza delle parole 2: vi abbiamo eletti contro ogni connivenza.

Ps: Per tutte le ragioni suesposte mi tengo la mia tessera del PCI e chiedo l'iscrizione alla Società Civile.




24 novembre 2010

iP(a)D: e la chiamano antipolitica

E hanno pure il coraggio di chiamarla antipolitica. Cosa? Ma ovviamente l'indignazione e l'ira funesta degli elettori quando leggono lettera tipo quella che Daniele Sensi ha pubblicato su facebook, nella quale la Presidente del Gruppo PD al Senato Anna Finocchiaro ricorda ai colleghi che, in vista di Natale, "il gruppo sta trattando con la Apple la fornitura dell'iPAD 64 GB per i membri del nostro gruppo."

Un altro regalo pagato ovviamente con i soldi di tutti quelli che pagano le tasse, oltre ai già ben noti benefits dei senatori e i loro lauti stipendi. Difatti, argomenta in questa lettera Anna Finocchiaro, l'iPAD è divenuto uno strumento di un'utilità essenziale per l'attività parlamentare, tanto che non se ne può più fare a meno. E per evitare che magari qualche sprovveduto senatore sia tentato di comprarlo con il suo ben misero stipendio da 17.000 euro, il gruppo PD ha messo le mani avanti, "preavvisando" del regalo di Natale.

Stando all'ultimo listino di casa Apple, l'iPAD 64 GB ha un costo di 799 euro. Forse il Gruppo PD al Senato lo avrà a meno, sta di fatto che se moltiplichiamo quello spaventoso prezzo per i senatori PD eletti nel 2008, arriviamo alla cifra mostruosa di 90.287 euro. Il Blackberry e le segretarie non bastavano più a gestire la ben nota (vuota) agenda parlamentare? Usare quei soldi sul territorio? In fondo, stando alle dichiarazioni solenni dei democrats, il Senato deve diventare la camera delle regioni nell'eventuale federalismo.

E poi hanno anche il coraggio, con la crisi che c'è, di urlare all'antipolitica quando il cittadino cassintegrato o senza lavoro o non va a votare o vota altro o li va a contestare sulla pubblica piazza. Vergognatevi!




18 novembre 2009

Antipolitica? No, Questione Morale.

Oramai penso che lo facciano apposta. In un paese normale una manifestazione contro il governo unisce le opposizioni. Nel nostro, invece, siamo alle solite: il segretario di turno del Pd che litiga con Di Pietro su ogni cosa possibile dello scibile parlamentare, dalle mozioni di sfiducia a Cosentino fino al B-Day. Nei suoi toni esagerati e popolareschi, Di Pietro fa leva sulle contraddizioni interne del Pd, mentre Bersani, per non scoprirsi troppo al centro, ribatte che non accetta lezioni di anti-berlusconismo da nessuno e che il vero anti-berlusconiano è quello che Berlusconi lo manda a casa: di tutto il Pd, quindi, solo Prodi.

 

Così poi accade che, mentre nella maggioranza se ne dicono e se ne fanno tra loro di tutti i colori, al tg2 compare un Peppino Caldarola che ti viene a spiegare della bontà della scelta di Bersani, che avrebbe dimostrato così di “non credere all’anti-berlusconismo” come Di Pietro (da notare che, secondo questo “brillante” editorialista del Riformista e del Giornale, ex-deputato del PD fino all’aprile 2008, l’attuale crisi del PD sarebbe da imputare a Berlinguer e alla Questione Morale).

 

Oppure arriva un D’Alema, prossimo Mr Pesc in Europa, che in occasione della Caduta del Muro di Berlino, in Campidoglio, afferma: “È stato un errore cavalcare l’antipolitica durante Tangentopoli. Lo abbiamo fatto senza capire che c’era qualcuno più attrezzato di noi. Infatti vinse lui, Silvio Berlusconi.

 

Ecco, l’Anti-Politica, il vulnus che affliggerebbe la Sinistra senza leader e senza meta, quel male incurabile che vedrebbe in Di Pietro, Grillo, Travaglio e Santoro i quattro Moschettieri del disfattismo e della polemica fine a se stessa. La stessa che ha animato i girotondi e che avrebbe fatto saltare la Bicamerale, tanto buona e tanto bella agli occhi dei vari Boato e Berlusconi, che avrebbe segnato una nuova era di dialogo, lo strumento principe delle Grandi Riforme, da fare ovviamente assieme, per il bene del Paese.

 

Come però ha detto Pippo Civati su “Il Fatto Quotidiano”, l’Anti-Politica, in realtà, se la sono inventata i politici: in particolare, questi politici del compromesso quotidiano e di bassa lega per ottenere immediati vantaggi personali che servono a pochi, e non certo ai molti.

 

Una volta, infatti, l’Anti-Politica la chiamavano Questione Morale. Lo Stesso D’Alema, il 23 gennaio 1992, affermava che: “Il fatto che non si comprenda che la questione morale è in questo Paese, forse, la fondamentale questione politica, dimostra la cecità di una classe dirigente: ed è un dramma per l’Italia”. Alla faccia di Moretti, c’era un tempo in cui Max diceva qualcosa di Sinistra.

 

L’impostazione del D’Alema 1992 è ovviamente la stessa di tutti quelli (da Veltroni a Fassino) erano nati e cresciuti alla corte di Berlinguer, il quale prima di tutti aveva lanciato l’allarme sul degrado morale e politico delle istituzioni. La nota intervista a Scalfari la conosciamo tutti. C’è un passo, però, sconosciuto ai più, datato 1976 che, cambiati i nomi dei partiti, calza a pennello:

 

Io non voglio tornare a insistere sulle cause politiche della crisi morale. Mi preme dire che tale crisi ci riconduce certo al problema politico di fondo; che la verità è che i ma­lanni e i guasti più rilevanti - quelli del sottogoverno, del clientelismo, delle spartizioni del potere, delle confusioni tra pubblico e privato, delle commistioni tra potere politico e potere economico, dell'inceppamento dei meccanismi del controllo democratico, dell'abitudine all'impunità - sono stati il portato di una organizzazione del potere fondata per lungo tempo sulla discriminazione anticomunista, sul monopolio e il predominio della Democrazia cristiana, sulla di­chiarata impossibilità di una qualche alternativa a quel tipo di regime, sia nel periodo centrista sia in quello del centro­sinistra.

Che da questo tipo di direzione politica e dal tipo di sviluppo economico siano derivati i processi degenerativi che hanno finito col coinvolgere la stessa Democrazia cri­stiana, non mi par dubbio.

Tuttavia, non si tratta di pro­nunciare sommarie condanne moralistiche. E certo però che siamo di fronte a un decadimento, a una perdita di autorità politica e morale dei gruppi dirigenti; e siamo di fronte al rischio che in qualche misura sia offuscato quel cardine della democrazia costituito dal sistema dei partiti, e quella con­quista della Resistenza che fu la costruzione dei grandi par­titi democratici di massa.

Per questo, l'esigenza della moralizzazione della nostra vita pubblica e di un recupero di valori, appare oggi così for­te e ripropone quella svolta politica, quel ricambio e rinno­vamento della classe dirigente per cui è essenziale il Partito comunista.

 

A 33 anni da queste parole, l'Italia continua ad essere il solo Paese dell'Occidente che considera la corruzione un reato non grave. Nessuno si chiede quali sono i suoi costi sociali ed economici, le sue conseguenze sulla salute della democrazia e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Come credete che si sia affermato in Italia il Fascismo? Con il lento logorio delle istituzioni democratiche, violentate da scandali, corruzione, burocrazia e inefficienza.

 

Ai filosofi del Colpo di Stato giudiziario e delle toghe rosse, ricordo che quando Mani Pulite muove i suoi primi passi, il giro di affari della corruzione italiana è di diecimila miliardi di lire l'anno, con un indebitamento pubblico tra i 150 e il 250 mila miliardi più 15/25 miliardi di interessi passivi. L'abitudine alla corruzione cancella ogni sensibilità del ceto politico per i conti pubblici. Inesistente negli anni sessanta, il debito cresce fino al 60% del prodotto interno lordo negli anni ottanta. Sale al 70%92% nei quattro anni (1983/1987) di governo Craxi, per chiudere alla vigilia di Mani Pulite, nel 1992, al 118%. nel 1983. Tocca il

 

Secondo la Corte dei Conti, la corruzione ci costa 60 miliardi di euro l’anno. Ognuno di noi paga ancora oggi e pagherà domani il prezzo della corruzione del passato, quasi 7 punti del PIL ogni anno, 25mila euro di debito per ciascun cittadino, neonati inclusi. Settanta miliardi di euro di interessi passivi, sottratti ogni anno alle infrastrutture, al welfare, all’istruzione, alla ricerca.

 

Insomma, quand’è che, a cominciare dai vertici della classe dirigente del PD, la si smetterà di definire come Anti-Politica la Questione Morale?




2 marzo 2009

Anche io sono un Ex-Voto del PD

Anche io sono un ex-voto del PD.

Solo che a differenza di quello che dice Ilvo Diamanti, io sono sempre qua, a proporre invano una ricetta semplicissima, che se fosse stata adottata ai tempi, cioè nel Luglio 2007, forse ci avrebbe evitato un disastro dietro l'altro... e forse Veltroni non si sarebbe dovuto dimettere.

Non mi sembrava di chiedere la luna, quando chiedevo che il tema della Questione Morale non fosse lasciato ad un comico, ma fosse ripreso da uno dei leader del centro-sinistra (e ai tempi speravo in Veltroni): perchè ricordiamocelo, nonostante questo machiavellismo sociale imperante ovunque, l'etica rimane il culmine dell'attività di un politico, senza la quale mina la credibilità delle istituzioni e le basi della democrazia.

Mi ricordo ancora i risolini, le frecciatine, i veri e propri insulti che ricevevo in quella che una volta era stata la mia sezione DS: tutti ironizzavano sulla mia mancanza di realismo e sull'impossibilità di riproporre la Questione Morale, in quanto sarebbe sembrato un appiattimento sulle posizioni estremiste di Grillo.

Eh, già: come dissi al mio esame di maturità, la Questione Morale si chiama così quando è proposta da un politico di un certo spessore, mentre se a farlo è un esponente della società civile, viene chiamata Anti-Politica, minimizzando e sottovalutando la Crisi Morale profonda di questo Paese.

Diamanti si interroga dove siano finiti quei 3 milioni di elettori che corrispondono a circa il 10% dei consensi e dice: "Coloro che, dopo averlo votato un anno fa, oggi si dicono astensionisti, agnostici o molto incerti (circa il 30% della base PD) appaiono elettori consapevoli, istruiti, politicamente coinvolti. Rispetto agli elettori fedeli del PD, si collocano più a sinistra. Si riconoscono nei valori della Costituzione. Sono laici e tolleranti. Ça va sans dire. Oggi nutrono una sfiducia totale nei confronti della politica e dei partiti. Anzitutto verso il Pd, per cui hanno votato. Per questo, non si sentono traditori, ma semmai traditi. Perché hanno creduto molto in questo soggetto politico. Per cui hanno votato: alle elezioni e alle primarie. E oggi non riescono a guardare altrove, a cercare alternative.

La loro sfiducia, d'altronde, si rivolge oltre il partito di riferimento. Anzi: oltre i partiti. Oltre la politica. Si allarga al resto della società. Agli altri cittadini. Con-cittadini. Rispetto ai quali, più che delusi, si sentono estranei. Gli ex-democratici. Guardano insofferenti gli italiani che votano per Berlusconi e per Bossi. Quelli che approvano le ronde e vorrebbero che gli immigrati se ne tornassero tutti a casa loro. La sera. Dopo aver lavorato il resto del giorno nei nostri cantieri. Gli ex-democratici. Provano fastidio - neppure indignazione - per gli italiani. Che preferiscono il maggiordomo di Berlusconi a Soru. Che guardano Amici e il Festival di Sanremo, il Grande Fratello. Che non si indignano per le interferenze della Chiesa. Né per gli interventi del governo sulla vicenda di Eluana Englaro.

Non sono semplicemente delusi e insoddisfatti, come gli azzurri che, per qualche anno, si allontanarono da Berlusconi. Ma risposero al suo richiamo nel momento della sfida finale. Questi ex-democratici. Vivono da "esuli" nel loro stesso paese. Lo guardano con distacco. Anzi, non lo guardano nemmeno. Per soffrire di meno, per sopire il disgusto: si sono creati un mondo parallelo. Non leggono quasi più i giornali. In tivù evitano i programmi di approfondimento politico, ma anche i tiggì (tutti di regime). Meglio, semmai, le inchieste di denuncia, i programmi di satira. Che ne rafforzano i sentimenti: il disprezzo e l'indignazione.

Questa raffigurazione, un po' caricata (ma non troppo), potrebbe essere estesa a molti altri elettori di sinistra (cosiddetta "radicale"). Scomparsi anch'essi nel 2008 (2 milioni e mezzo in meno del 2006: chi li ha visti?). Non sarà facile recuperarli. Per Franceschini, Bersani, D'Alema, Letta. Né per Ferrero, Vendola, lo stesso Di Pietro. Perché non si tratta di risvegliare gli indifferenti o di scuotere i delusi. Ma di restituire fiducia nella politica e negli altri. Di far tornare gli esuli. Che vivono da stranieri nella loro stessa patria.
"

Ecco, "restituire fiducia nella politica e negli altri", questo è il tema fondamentale: io mi riconosco pienamente nella definizione di Diamanti, con la variante che guardo Amici e pure il Festival di Sanremo e non me ne vergogno (perlomeno non sono ipocrita).

Cosa ha fatto crollare inevitabilmente la fiducia nella politica e nel centro-sinistra negli ultimi 3 anni? La continua e assurda pratica di gestire il potere come ha sempre fatto la Destra, svendendo la superiorità morale della Sinistra ad un comico, che fa benissimo il suo lavoro, ma rimane pur sempre un comico.

Se nel 2007 Veltroni, anzichè chiedere l'AD unico per la Rai o resuscitare Berlusconi, si fosse concentrato a fare una severa e minuziosa pulizia etica, dando dei segnali alla società civile, forse questa non si sarebbe riversata in massa su Berlusconi: anche perchè non si capisce proprio perchè, se la Sinistra ruba come la Destra, questa debba essergli preferita.

Almeno Berlusconi dà da mangiare ai suoi maggiordomi e giullari, nonchè patetici fanatici in cerca di un lavoro. La Sinistra solitamente riesce a scontentare tutti al Governo, proprio perchè cerca di accontentare tutti.

 Del resto, già il 24 settembre 2007 scrivevo su questo blog che, se si fosse continuato con queste incursioni dall'alto nelle liste bloccate per le primarie, il Pd sarebbe nato malato già di autoritarismo e gerontocrazia, e promisi di non prendere la tessera, se le cose non fossero cambiate.

Addirittura a Luglio profetizzavo il Casino Democratico e tutti mi risero dietro, dicendo che ero pessimista. Mi sono diplomato addirittura con il massimo dei voti con la tesina sulla Questione Morale a giugno 2008, eppure anche lì tutti mi risero dietro.

In un anno e mezzo le cose non sono migliorate, anzi, sono peggiorate: ora ditemi, uno come me, che non ha mai svenduto i propri ideali per una poltrona, dovrebbe iscriversi ad un partito (o anche solo votarlo), quando questo ha di fatto tradito ogni speranza, ogni aspettativa, ogni ideale-valore che contraddistingue la Sinistra?

Come ho già detto il 9 gennaio, "Domine, Non Sum Dignus". E mi dispiace, perchè di gente onesta nel PD ce n'è tanta, purtroppo non nelle stanze dei bottoni.

Diamanti, sono colpevole: anche io sono un ex-voto del Pd, ma non sono io l'esule nel mio Paese, bensì questa classe dirigente che ogni giorno dimostra di non riuscire ad infondere senso dello Stato alla gente, perchè essa stessa non ce l'ha, ossia non sa indicare una via di sviluppo economico, sociale e politico a questo Paese.

Come al solito, antipolitico non è chi chiede una nuova politica, bensì chi si ostina a mantenere immutata quella attuale, facendo un danno al Paese, al proprio schieramento e alle speranze di cambiamento per il futuro.

http://www.enricoberlinguer.it




8 febbraio 2008

Seconda Repubblica: Addio?

                  

Quando moriva un sovrano toccava al cerimoniere darne il triste (ma non sempre) annuncio al popolo: “Il re è morto. Viva il Re!”

Chi stabilisce quando una Repubblica è ufficialmente morta? In Francia le prime quattro Repubbliche sono state intervallate da regimi totalitari, mentre il passaggio dalla quarta alla quinta è avvenuto più o meno come da noi per il passaggio dalla Prima alla Seconda: in Francia però il fenomeno corruzione non si pone più da tempo e la Quinta Repubblica dura da De Gaulle fino all’odierno Sarkozy, che è solo una pallida ombra del Berlusconi nostrano.

La Prima Repubblica Italiana si è spenta lentamente durante il processo Cusani, ammazzata da una dose letale di tangenti che ha portato alla distruzione totale dei partiti storici, i cui superstiti si sono rifugiati un po’ a destra, un po’ a sinistra, mentre attorno a Berlusconi e a Prodi si stavano raccogliendo le speranze degli Italiani e le aspettative delle new-entries del Parlamento.

Le vecchie volpi prima o poi finiscono sempre in pellicceria”, disse una volta Craxi di Andreotti, quando l’idillio governativo tra i due era ancora lontano: noi con le pellicce ricavate dalle volpi della Prima Repubblica abbiamo rifoderato gli scranni parlamentari delle volpi della Seconda, ma la sinfonia politica, a 14 anni di distanza, è sempre la stessa, probabilmente suonata con strumenti diversi.

La Prima Repubblica è finita non per le rivolte sulle piazze, ma per gli avvisi di garanzia del tribunale: i rivoluzionari quella volta furono i magistrati, che a differenza dei sanculotti erano dotati di pantaloni lunghi, ma potevano contare sulla protezione della toga.

La Seconda Repubblica sta morendo, si può sentire la puzza della sua putrefazione in ogni luogo in cui andiamo, dalle salumerie alle gioiellerie. La mucillaggine che si incrosta alla faccia dei tanti homini novi della Seconda Repubblica è ripugnante e repellente: questa volta è possibile che i Magistrati siano impossibilitati a distruggere quel sistema di potere che in 14 anni si è affinato, si è fatto più furbo, ha coronato il sogno di tutti i massoni iscritti alla P2 (Berlusconi compreso), ha tolto ogni credibilità ad un potere essenziale dello Stato, scaricando in 15 anni  con ben 150 riforme della giustizia le colpe di una giustizia lenta di chi faceva rispettare solamente la legge.

La parola d’ordine delle Volpi della Seconda Repubblica è sempre una, pur di evitare di finire in pellicceria: facciamo largo ai giovani, ma anche qui stiamo attenti a non lasciare spazio a quelli troppo poco indottrinati; i ventenni, per esempio, non vanno bene, aspettiamo che arrivino ai 30 dopo ben 10 anni di indottrinamento duro e crudo.

Sarebbe fantastico se a Palazzo Chigi capitasse un matto capace di rivolgersi ai compatrioti nella maniera di Churchill, che diceva: “Sono sempre disposto a imparare, anche se non amo che mi diano di continuo lezioni.”, ma aveva anche il coraggio di avvertire: “Vi prometto lacrime e sangue.” Programma poco allettante, ma leale.

Le speranze e i sogni di quella che 14 anni fa era la classe dirigente del cambiamento hanno portato a situazioni esasperanti come i rifiuti della Campania, al disinteresse per il bene comune (come l’indisponibilità di smaltire per il bene del Paese quei rifiuti) e alla finale rabbia dei cittadini che si rifugiano da comici esiliati nella Prima Repubblica dalla Tv di Stato, pur di trovare un tenero conforto.

L'episodio di ieri sera ad AnnoZero, di quel ragazzo che urlava la sua rabbia con modi non convenzionali, esasperato da una situazione che lo porta ogni mese a vedere la gente del suo palazzo ammalarsi di cancro perchè non ci sono i soldi per rimuovere l'amianto presente all'interno, rispecchia la maggior parte della società italiana di oggi e derubricare tutto ciò a semplice Anti-politica è sbagliato: significa non saper cogliere le istanze dei cittadini e quindi tradire il principio primo della politica, che è l'essere al servizio dei cittadini.

La parola Anti-Politica non mi piace, ha una connotazione negativa che tenta di delegittimare l'opinione di chi pensa, come molti del resto, che questo sistema politico italiano sia malato e inadatto per le esigenze del paese: non penso proprio che anti-politico sia il cittadino che vuole attivarsi nella società con mezzi e modi differenti da quello dell'organizzazione partititca, non penso che sia il cittadino che chiede maggiore attenzione alle sue istanze ad essere contro qualcosa, bensì sono contro il Paese tutti quelli che si abbandonano a particolarismi personali che nulla hanno a che vedere con lo Stato e la sua corretta amministrazione.

Se penso alla nostra Costituzione, a quelli che la scrissero, e vedo i volti di quelli che adesso la dovrebbero adeguare (dopo ben 2 fallimenti bipartisan), il confronto mi indurrebbe al suicidio, se non facessi un gran favore a quelli che non mi sopportano.

Tutti parlano della necessità delle riforme, ma come si possono fare delle riforme che non siano frutto di compromesso di “interessi”, quando la guida di un partito è affidata ad uno che, detenendo "il più grande conflitto di interessi del mondo" (The Economist), si candida per la quinta volta alla guida del Paese, dopo averlo portato allo sfacio e impone l'assorbimento coatto dei partiti della sua coalizione pur di vincere le elezioni?

Io sono convinto che la gente, che una volta era chiamata “popolo”, se ne infischia (magari sbagliando, per carità) del doppio turno: che lo vorrebbe prima di tutto nelle fabbriche, evitando così stragi come quelle della TyssenKrupp, che fanno più di duemila morti l’anno!

Vada per il Presidenzialismo, facciamo pulizia dei 39 partiti che siedono in Parlamento, se fa piacere eleggiamo anche il Presidente della Repubblica: ma le bollette del telefono, della luce, del gas, internet, la benzina impazzita, chi le paga?

Lo scollamento tra il Parlamento e il popolo mi ricorda quello successivo alla Prima Guerra Mondiale, che portò personalità come Benito Mussolini ad imporre un regime dittatoriale e totalitario in Italia, devastandola, distruggendola, negando tutte quelle libertà che i suoi "eredi" dicono di voler preservare dall'Armata Rossa. Il popolo è come il cliente, ha sempre ragione anche quando ha torto: se soffre e non ce la fa ad arrivare a fine mese, se ne frega che in 20 mesi Prodi ha risanato i conti dell'Italia; se ne frega che il recupero dall'evasione fiscale ha fruttato 15 miliardi in più allo stato.
Gli Italiani vogliono una nuova legge sul lavoro, vogliono accordi come quello sul welfare, sulle pensioni, le liberalizzazioni: vogliono un'Italia meno impaludata nella burocrazia e nei corrotti che la diffondono, paralizzando le istituzioni che dovrebbero garantire la libertà e la giustizia sociale, senza le quali una democrazia non può essere veramente compiuta.

Mi parrebbe una grande trovata se si facessero meno leggi, in un paese che ha già più di 130 tipi di tasse: la nostra Repubblica non scarseggia di norme, ma di persone disposte a rispettarle, soprattutto ai vertici dello Stato.

Quattordici anni di Seconda Repubblica hanno fatto rimpiangere agli Italiani la Prima, nonostante quegli anni così lontani da noi siano stati sempre anni terribili: il grave problema dell’Italia di oggi è che chi riesce a salire sul trono del potere non si sposta nemmeno a colpi di bulldozer.

Dopo i governi ponte, magari sarebbe il caso, come diceva Biagi, di fare un governo di strada, per camminarci sopra e magari correre anche noi, anziché stare a guardare la Tv Spazzatura che ci propinano i signori pagati con le nostre tasse.

Dicono “la Seconda Repubblica è allo sfascio perché c’è la crisi economica ereditata dalla Prima”: mi sembra più grave, in questa Italia degli scandali, la Crisi Morale.




14 novembre 2007

Ecco perché un mese fa non c’erano giovani alle Primarie

Le primarie del Partito Democratico di un mese fa si sono rivelate un successo senza precedenti, ma tra quei 3.400.000 votanti i giovani erano proprio pochi.

Il perché non è difficile da individuare: questa politica non interessa più a nessuno, tanto meno ai giovani.

È emblematico come il vento dell’antipolitica (che poi antipolitica non è, ma si tratta semplicemente di istanze di rinnovamento da parte della società civile) abbia portato ad una netta sconfitta dei collettivi studenteschi nelle scuole, mentre va affermandosi Cl e liste goliardiche senza un minimo di serietà ideologica. (nel mio liceo la lista Spongebob-Chuck Norris ha conquistato un seggio).

La colpa non è dei giovani, la colpa è dei mestieranti della politica che non fanno il loro lavoro: se oggi la Questione Morale è riproposta con forza da un comico significa che nessun politico di un certo spessore (anche nel Partito Democratico) auspica la risoluzione di una questione centrale per lo sblocco delle Istituzioni in Italia. In poche parole non fa il proprio lavoro.

Noi giovani siamo stanchi della demagogia di parte, siamo stufi delle ideologie appartenenti al passato, noi generazione del dopo muro di Berlino, ora maggiorenne, auspichiamo un cambiamento che l’attuale classe dirigente non può darci perché rifiuta il dialogo con noi.

I valori tradizionali non li abbiamo distrutti noi, i valori tradizionali li avete rinnegati voi stessi, voi genitori che avete barattato i vostri ideali con il benessere materiale e la codardia.

E alla fine chi ci rimette sono sempre i giovani idealisti come me che si scontrano ogni giorno con l’ignoranza del becero qualunquismo e devono fare i conti con la diffidenza dei propri coetanei che vedono con sospetto la politica.

Questo non perché Beppe Grillo faccia dell’Antipolitica, ma perché il Progressismo Democratico in Italia ha smesso di recepire le istanze dei giovani in favore della gerontocrazia, ha smesso di dare priorità al merito in favore del clientelismo e ha rinunciato a fare del vero riformismo la sua arma invincibile contro i conservatorismi di Destra, facendosi scippare valori democratici come la libertà da persone che democratiche in vita loro non sono mai state, perché privilegiano l’autoritarismo.

La scuola, dal canto suo, è vecchissima e incapace di generare interesse nella società: si studiano le cause del fascismo in Italia, senza che si attualizzi il tema e ci si renda conto che di questo passo si andrà sempre più verso qualcosa di simile.

I giovani d’oggi così si rifugiano in Internet, si ubriacano, si drogano, semplicemente perché sono insoddisfatti: se i poeti romantici di duecento anni fa si rifugiavano nella poesia e nell’immaginazione per far fronte alla frustrazione di una vita vissuta da oppressi e mai come liberi cittadini, i giovani d’oggi, quelli più deboli e più fragili, quelli del mito fanciullesco dell’onnipotenza, si rifugiano verso quelle certezze costituite dai miti televisivi.

Il fatto che una Lista studentesca utilizzi Chuck Norris come eroe di Giustizia e Legalità, anziché una sigla più classica oppure un nome certamente più valido come quello di Berlinguer, la dice lunga su quanto noi giovani oggi ci muoviamo in una società malata e buia.

Io mi accorgo che quando parlo di Berlinguer, il 90% delle persone sa a malapena di cosa sto parlando e lo derubrica a squallido comunista. Altro che qualunquismo.

Ovvio che poi con una crisi generale dei valori sociali e democratici ci si rifugi in quei valori religiosi e cristiani, che di fatto costituiscono oggi una delle poche garanzie per un giovane annientato dalla società civile in cui vive.

La mia generazione sarà malandata, sarà meno sensibile delle precedenti, sarà indubbiamente di minor valore rispetto alle passate: però di qualcuno siamo pur figli; se le precedenti generazioni hanno alla fine prodotto una generazione che esse stesse ripudiano, significa che a compiere errori sono state proprio loro.

I giovani auspicano un’inversione di rotta che la classe dirigente (non solo politica, ma universale) non vuole accogliere, perché se la Questione Morale venisse affrontata con forza si distruggerebbero quei sistemi di poteri nati proprio con la distruzione dei valori tradizionali.

I giovani dal canto loro non vedono perché dovrebbero opporsi ad una realtà dominata dall’ingiustizia sociale: quelli ricchi hanno i soldi e una squallida vita, quelli poveri non hanno niente e non hanno nemmeno qualcosa che si possa chiamare vita.

I giovani sono messi al centro di tutto oggi perché portano voti, ma nessuno è veramente interessato a farli entrare nel circuito della politica attiva: una dimostrazione è il fatto che si voglia ghettizzare tutti i giovani al di sotto dei 30 anni in un’organizzazione giovanile parallela al Partito Democratico; siamo sicuri così che gli idealisti come me avranno ben 12 anni o per smettere di fare gli idealisti o smettere di occuparsi di politica in generale. Quelli più subdoli e interessati solo al potere fine a se stesso alla fine sfondano e diventano i nuovi Mastella del futuro.

La soluzione per far tornare i giovani ad interessarsi della politica: recuperare i valori tradizionali, rendendoli attuali ed eterni, facendo della trasparenza e della Questione Morale il cavallo da battaglia per riconquistare quello che sarà il nostro futuro.

Riconquistiamolo almeno per noi stessi, ragazzi.




4 novembre 2007

Luttazzi torna alla carica: e si scaglia contro Grillo

Ecco la lettera pubblicata su Micromega: 

Su Beppe Grillo ho tutta una serie di riserve che riguardano il cosa e il come. Spunti per una riflessione, niente di più: Grillo è ormai un tesoro nazionale come  ( fatevi da soli il paragone: è la "democrazia dal basso" ) e a caval donato non si guarda in bocca. Certo non mi auguro che finisca come Benigni, a declamare Dante in braccio a Mastella. ( Il Benigni di vent'anni fa si sarebbe fatto prendere in braccio da Mastella solo per pisciargli addosso. E una volta l'ha fatto! Bei tempi. )

AVVERTENZA AI FIGLI DI BUONA DONNA
I figli di buona donna che allignano nei bassifondi della repubblica mediatica saranno tentati di strumentalizzare questo post ( " LUTTAZZI CONTRO GRILLO " ) per dare addosso in modo becero a Beppe, come hanno già fatto inventandosi l'insulto a Marco Biagi durante il V-day. L'alternativa è che me ne stia zitto per evitare l'ennesimo circo: ma dovete ammettere che il tema è troppo interessante, e tacere sarebbe, in fondo, come subire il ricatto dei figli di buona donna. Ho aspettato tre giorni, così almeno ho evitato il rendez-vous immediato. ( L'informazione all'italiana prevede infatti: giorno uno, la notizia; giorno due, la polemica; giorno tre, i commenti sulla polemica; giorno quattro: parlare d'altro. E invece eccomi qua. ) Se questa precauzione non dovesse bastare, vorrà dire che chi ne approfitterà finirà dritto dritto in uno speciale elenco dei bastardi che mi stanno sulle palle. 
( Sul quaderno apposito ho già scritto " volume uno ". )

IL COSA
In soldoni, la proposta di legge per cui Grillo ha raccolto 300mila firme mi sembra che faccia acqua da tutte le parti.

Primo, perchè un parlamentare con più di due legislature è una persona la cui esperienza può fare del bene al Paese. Pensiamo a gente del calibro di Berlinguer o di Pertini ( talenti che non ci sono più, ma questo è un problema che non risolvi con una legge, ci vorrebbe il voodoo ). Grillo li manderebbe a casa dopo due legislature, in automatico. Perchè "i politici sono nostri dipendenti." Le accuse di populismo che gli vengono rivolte sono qui fondatissime, specie quando lui le rigetta usando non argomenti che entrino nel merito, ma lo sfottò, che è sempre reazionario. ( "Gli intellettuali con il cuore a sinistra e il portafoglio a destra hanno evocato il qualunquismo, il populismo, la demagogia, uno con la barba ha anche citato, lui può farlo, Aristofane, per spiegare il V-day."   Non è "uno con la barba": è il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, filosofo, che ha espresso civilmente il suo parere contrario, argomentando. )

Due, perchè chi è condannato in primo e secondo grado non lo è ancora in modo definitivo. In Italia i gradi di giudizio sono tre. Il problema da risolvere è la lentezza della giustizia. I magistrati devono avere più mezzi, tutto qui. ( "Tutto qui" è ovviamente l'understatement del secolo. )

C, perchè poter esprimere la preferenza per il candidato ha dei pro e dei contro che si bilanciano ( come il modo attuale ). E' un metodo che in passato, ad esempio, non ha impedito ai partiti di far eleggere chi volevano ( collegi preferenziali eccetera ) . Nè ha impedito alla gente di scegliere, col voto di preferenza, degli autentici filibustieri.

L'illusione alimentata da Grillo è che una legge possa risolvere la pochezza umana. Questa è demagogia. 

Ma non è solo il cosa. E' soprattutto IL COME. Un esempio: dato che Di Pietro ha aderito alla sua iniziativa, Grillo ha detto:-Di Pietro è uno per bene.- Brrrr. Quindi chi non la pensa come Grillo non lo è? Populismo.

L'anno scorso, a Padova, gli "amici di Grillo" avevano riempito il palazzetto dove avrei fatto il mio monologo con volantini WANTED che mostravano la foto dei politici condannati. Li ho fatti togliere spiegandone la demagogia: gli amici di Grillo puri e buoni contro i nemici cattivi. Quando arriva Django?

Lenny Bruce sosteneva, a ragione, che chi fa satira non è migliore dei suoi bersagli. Se parli alla pancia, certo che riempi le piazze, ma non è "democrazia dal basso": al massimo è flash-mobbing.

AMBIGUITA'
Grillo si guarda bene dallo sciogliere la sua ambiguità di fondo: che non è quella di fare politica ( satira e teatro sono politici da sempre, anche se oggi c'è bisogno di scomodare Luciano Canfora per ricordarcelo ) ( -Canforaaaaa!- ), ma quella di ergersi a leader di un movimento politico volendo continuare a fare satira. E' un passo che Dario Fo non ha mai fatto. La satira è contro il potere. Contro ogni potere, anche quello della satira. La logica del potere è il numero. Uno smette di fare satira quando si fa forte del numero di chi lo segue. ( La demagogia è naif. Lo sa bene Bossi, che ieri gli ha pure dato dell'esagerato: perchè una cosa sono i fucili, una cosa ben diversa è il vaffanculo. )

Scegli, Beppe! Magari nascesse ufficialmente il tuo partito! I tuoi spettacoli diventerebbero a tutti gli effetti dei comizi politici e nessuno dei tuoi fan dovrebbe più pagare il biglietto d'ingresso. Oooops!

- I partiti sono il cancro della democrazia.- dice Grillo, servendosi di una cavolata demagogica che era già classica all'epoca di Guglielmo Giannini. Come quell'altra, secondo cui " in Italia nulla è cambiato dall'8 settembre del 1943 ". Ma va' là!

Adesso Grillo esalta la democrazia di internet con la stessa foga con cui dieci anni fa sul palco spaccava un computer con una mazza per opporsi alla nuova schiavitù moderna inventata da Gates. La gente applaudiva estasiata allora, così come applaude estasiata ora. Si applaude l'enfasi.

Il marketing di Grillo ha successo perchè individua un bisogno profondo: quello dell'agire collettivo. Senza la dimensione collettiva, negata oggi dallo Stato e dal mercato, l'individuo resta indifeso, perde i suoi diritti, non può più essere rappresentato, viene manipolato. E' questo il grido disperato che nessuno ascolta. La soluzione ai problemi sociali, economici e culturali del nostro Paese può essere solo collettiva. A quel punto diventerebbe semplice, anche per Grillo, dire:- Non sono il vostro leader. Pensate col vostro cervello. Siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo.-


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26 settembre 2007

Mastella come Craxi? Ma fatemi il piacere...

 

Ieri la puntata di Ballarò è stata monopolizzata da Mastella di Ceppaloni, Ministro di Grazia (non lo sono, ha detto lui) e di Giustizia. L'unico ministro che fa anche il sindaco (di Ceppaloni appunto).
Si è difeso dalle accuse di aver sistemato tutta la sua famiglia dicendo che sua moglie la votano perchè è simpatica ed ha origini americane, i suoi figli, consulenti di due ministeri, sono bravi ed è per questo che vengono presi. I 6 appartamenti per tutta la dinastia Mastella comprati ad un sesto del loro valore di mercato (peccato che gli sconti te li facciano su un appartamento degli enti pubblici, non su sei, caro Mastella).
Ha detto che si parla più del suo volo che di quello di Icaro (peccato che Icaro volesse arrivare sul Sole, lui invece stava andando ad un gran premio).
Ha detto che le accuse verso di lui sono faziose e rispondono ad un progetto politico per cristallizzare il suo partito al 2%, per banalizzare la sua grande opera di costruire il Grande Centro.
Ma la cosa più comica è stata l'apologia tutta incentrata su Grillo: senza che gli venisse chiesto nulla al riguardo, ha definito Grillo "un criminale" perchè lo odia.
Mastella, meglio un criminale come Grillo, che un democristiano avariato che prende la pensione di giornalista avendo lavorato solo 381 giorni!
Sei riuscito a prendere la pensione lavorando meno di un parlamentare, sei proprio nei guiness dei primati!

Ma vogliamo poi parlare dell'ignobile gesto di trasferire De Magistris perchè sta indagando sulla malapolitica in Puglia? L'inchiesta, Toghe Lucane, oltre a riguardare Prodi (che non ha ricevuto l'avviso di garanzia come Berlusconi nel 1994, al quale telefonarono i carabinieri, visto che era a Napoli e loro a Roma, e ciononostante nessuno si è scandalizzato), sembra che troverebbe indagato anche il Ministro della Giustizia stesso.
E lui dice: "Io non ci sto a fare come Craxi che è stato esiliato..."
A parte che Craxi non è stato esiliato dallo Stato, perchè altrimenti lo Stato avrebbe scelto un carcere, non la sua villa privata di Hammamet (anche se in fondo è stata costruita con i soldi dello Stato stesso), ma SCELSE di andare in esilio per evitare la galera.
Ma per quanto pensi che Craxi sia l'incarnazione stessa della corruzione e della malapolitica, il concentrato di falsità e ipocrisia per eccellenza, l'ossessione per il potere puro e la rinnegazione di se stesso, non posso paragonare Craxi a Mastella.
Anche perchè tu, caro Clemente, non sei altro che un povero fanfarone impotente con manie di persecuzione e persecuzioniste, che ti inducono a creare un tuo blog nel quale cancelli i commenti negativi, e ti mettono sullo stesso piano di un comico: Craxi fece cacciare Beppe Grillo dalla RAI, tu più di vederti spiattellate tutte le tue riprovevoli azioni da democristiano e cercare di trovare scuse al limite del banale non sai fare.
Craxi era il peggio del peggio, ma tu nemmeno puoi aspirare alla perfezione del male, perchè sei un omino che ricatta le maggioranze in cui si trova solo ed esclusivamente per battere cassa: ti sei opposto al referendum e hai minacciato la crisi perchè "devo salvare me e i miei amici".
Tu sei l'esempio di quella parte dei politici che non solo succhia dalle casse dello Stato come le sanguisughe, ma nemmeno fa finta di non succhiare: su aspiri come un aspirapolvere tutto ciò che c'è da aspirare e nemmeno ti vergogni!
Vergognati!
E impara a fare il politico (visto che come giornalista sei stato un fallimento e come raccomandato vali ancora meno).

W Beppe Grillo!


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2 settembre 2007

Antipolitica o I.P.C. (ossia Informazione Politicamente Corretta)?

Visti i concitati commenti al mio articolo che mi hanno molto lusingato e mi hanno offerto, come sempre del resto, spunti di riflessione non indifferenti, voglio rispondere con una lettera altrettanto aperta per spiegare quale sia il mio pensiero così come lo hanno fatto i miei gentili lettori che hanno lasciato anche un commento.

Per rispondere ad un avversario che si è gentilmente preso la briga di leggere (e non è da tutti, quindi ha tutta la mia stima), non posso non notare come anche qui i pregiudizi ideologici vizino, e non poco, una discussione politica animata da un vero interesse chiarificatore. Nel mio articolo non accenno né ai comunisti, né alle barbarie fasciste, bensì elenco quali siano per me i motivi che fanno di Walter Veltroni il vero motore democratico per un riformismo che in Italia è fermo da anni. Si fa riferimento a primarie truccate, eppure in Forza Italia non mi sembra si sia mai tenuto un congresso, tanto che la Casa delle Libertà assomiglia più ad una società per azioni, che ad una coalizione.
Aggiungo poi che per me i comunisti in italia hanno smesso di esistere dal 1984 e chi ancora oggi si ostina a presentare scenari da guerra fredda non solo compie un anacronismo storico, ma soprattutto si macchia di qualunquismo. Come del resto, per citare Giorgio Almirante, “chi è nato nel dopoguerra non può essere e non sarà mai fascista”.

Ma tornando a noi, per chiarire la mia posizione con un compagno che mi ha fatto notare come il banner riguardo l’iniziativa promossa da Grillo possa contraddire le mie parole, ebbene rispondo chiedendo se per antipolitica si intenda la denuncia di situazioni continuamente nascoste all’opinione pubblica e che sono la causa profonda della crisi che attraversa tutta la società italiana.

Perchè nel caso, io non penso che questo sia “fare antipolitica”: io penso che si tratti di Informazione Politicamente Corretta.

La politica italiana, a riprova della crisi che la sconquassa da più di quindici anni, cerca sempre di focalizzare l’attenzione non sul problema, ma su chi cerca di risolverlo, facendo di tutto per fermarlo: è accaduto con la P2 di Licio Gelli totalmente dimenticata, con Mani Pulite che alla fine è diventata Mani Mozzate, finendo con i vari Vallettopoli, Calciopoli, Bancopoli etc.

E non mi stupisce se in Italia oggi personalità come il senatore diessino Piercamillo Davigo, ex-pm di Mani Pulite, venga bollato “assassino” da una che militava nel partito delle tangenti, mentre Bettino Craxi, che da solo si è portato a casa 250 miliardi di vecchie lire degli italiani, sia oggi considerato l’eroe dei nostri tempi, facciano tutti a gara per dedicargli vie e piazze e ci sia gente come Enrico Letta che tra lui e Berlinguer non sa proprio chi sia meglio.

La terza via? Esiste ed è quella degli onesti che ogni giorno si scandalizzano di fronte alle ingiustizie di un sistema corrotto e devastato dal qualunquismo più estremo: se abbiamo paura di fare dell’informazione politicamente corretta, facendo finta che i problemi non esistano, facciamo il gioco di chi ha costruito il sistema, i cosiddetti poteri forti, che sopravvivono ai regimi, ai governi e alla giustizia, tenendo sotto scacco quella classe dirigente che in virtù di un ideale supremo dovrebbe combatterli.

Walter Veltroni, a differenza di tanti altri, sta cercando di intraprendere la terza via, cercando di combattere quel potere oscuro che trasforma tutto ciò che è trash nella società in modelli da imitare. Enrico Berlinguer, la cui statura morale non era messa in discussione nemmeno dai suoi più acerrimi nemici, oggi viene bollato come un assassino comunista, senza che si conosca la sua storia, le sue battaglie, senza aver vissuto il periodo in cui il comunismo, quello vero, in Italia rappresentava più di un terzo dell’elettorato.

Facile ragionare a slogan elettorali (ci sono 64 nuove tasse! Quali sono? Nessuno te le sa elencare), io però preferisco ragionare con la mia testa, perché dopotutto il cervello non è fatto solo per assorbire informazioni, ma anche per elaborare concetti e opinioni.

E se la pregiudiziale ideologica deve far sì che io sia giudicato in base ad un banner che esprime un’idea giusta, anche se proposta da una persona dai modi quasi mai squisitamente gentili, ebbene non penso di essere in difetto. Soprattutto se condanno la mancanza di educazione e sensibilità politica di chi declassa a mero esercizio della vecchia politica la nascita del futuro primo partito d’Italia in cui credo fermamente. 

Per concludere, chiedo a voi tutti: pensate davvero sia giusto non poter votare il candidato, ma solo la lista? Credete sia moralmente valido che i fuorilegge siedano in parlamento a fare leggi che li tutelino? Che i mafiosi agevolino la mafia dal palazzo? Che le promesse elettorali siano continuamente sconfessate, a prescindere dalla coalizione che va al governo? Che dipendenti pubblici come i parlamentari debbano lavorare solo due anni e mezzo per prendere una pensione di 8000 euro e rotti, mentre costringano a suon di leggi il popolo che li ha votati a lavorare più di 35 anni per prendere magari una pensione di 800 euro, se sono fortunati?

Lascio a voi la risposta e poi forse potrete dirmi se sia sbagliato fare “informazione politicamente corretta”, detta antipolitica da chi vuole che i problemi rimangano tali e che la gente se ne disinteressi, evitando di pensare una probabile soluzione ad essi.
La terza via esiste, cercate solo di capire quando avete intenzione di intraprenderla.


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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)