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Non scrivo praticamente più su questo blog. Mi sono dedicato completamente a www.enricoberlinguer.it e curo la rubrica "Il Rompiballe" su Qualcosa di Sinistra. Questo è il mio blog personale, che ho fondato quando avevo 18 anni e ci sono affezionato. Riflette le mie speranze di allora, su una nuova Sinistra, che recuperasse la lezione di Enrico Berlinguer sulla Questione Morale e sull'austerità e la saldasse con la questione della democrazia incompiuta del nostro Paese. 

Rileggendomi, a distanza di anni, sorrido della mia ingenuità di allora. Per fare buona politica, diceva Piero Calamandrei, c'è bisogno di persone oneste che facciano modestamente il proprio mestiere con passione, rigore e impegno morale. Perché sincerità e coerenza, che possono sembrare ingenuità, alla lunga sono l'unico buon affare.

Se mi seguivate allora e volete leggermi "quotidianamente", mi trovate su facebook o su twitter.

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"Change will not come if we wait for some other person or some other time. We are the ones we've been waiting for. We are the change that we seek."
(Il Cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun'altro o qualche altro momento. Noi siamo quelli che stavamo spettando. Siamo il Cambiamento che cerchiamo.)

(Barack Hussein Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti d'America)

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17 novembre 2012

Noi, gli elettori che vi hanno eletti

Articolo pubblicato su Qualcosa di Sinistra: http://wp.me/p1mWAa-2X7

Questo articolo è stato pubblicato su l'Unità il 2 ottobre 1990, all'indomani dei primi scandali che si affacciavano a Milano, ex-capitale morale d'Italia. E' stato scritto da un grande milanese, comunista, cantautore, poeta, scrittore quale fu Ivan Della Mea, scomparso il 14 giugno 2009. E' un vero e proprio manifesto di tutti i cittadini di sinistra e comunisti sempre valido che esprime bene la nostra posizione rispetto a tutti i potenti, gli arroganti e i prepotenti di qualsiasi colore e bandiera. Vale per la città di Milano di ieri, oggi e domani, per tutte le città d'Italia. E se vale dopo 22 anni, significa che qualcuno non ha fatto il suo dovere fino in fondo. PF

Noi, gli elettori che vi hanno eletti
di Ivan Della Mea, 2 ottobre 1990

Voi, gli eletti da noi. Vi abbiamo eletti per governare la nostra città, questa: Milano.
Vi abbiamo detto: facciamo insieme una città pulita, una città sana, una città generosa e buona e dolce.
Vi abbiamo detto: costruiamo insieme una città onesta perché pensata da onesti e amministrata da onesti.
Non vi abbiamo detto, mai, voi fate poi noi si vedrà: no. Non vi abbiamo consegnato una delega: no.

Abbiamo investito un capitale di attese, ragionate e pesate sulle vostre intelligenze, sulle vostre capacità, sulla vostra correttezza: un capitale bello, ricco delle nostre umane ricchezze per fare insieme una Milano con umanità, per costruire insieme il comune presente che avesse il segno grande e bello d'un futuro in corso.

Ci siamo dati un'etica, una morale mos moris perché fosse sempre costume usanza abitudine condotta comportamento contegno qualità legge precetto regola moralis: etica appunto e concernente il costume.

Troppe volte abbiamo ascoltato frasi del tipo: la politica è una cosa sporca, i politicanti son tutti ladri, inn tucc istess, chi fa da se fa per tre, mi faccio i cazzi miei; c'è una "cultura" dentro queste frasi che è vincente e che si propaga e si allarga e allontana il cittadino dalle istituzioni e lo fa nemico delle istituzioni e  lo convince nel negarsi il diritto e nel cercare l'amico dell'amico dell'amico e nel pagare - con la bustarella o con il voto - l'ultimo amico dell'amico dell'amico.

No, noi gli elettori che vi hanno eletti ci siamo opposti a questa cultura che è cultura di mafia; noi ci siamo detti e vi abbiamo detto "Chi fa politica per la gente è onesto, chi usa la gente per fare politica è disonesto".

Noi oggi come ieri rivendichiamo i nostri diritti e questo facciamo perché è nostro dovere farlo.

Rivendichiamo il diritto-dovere alla verità e diciamo che non si deve, mai e per nessuna ragione, rimuovere la memoria, ogni memoria. Rivendichiamo il diritto-dovere di vigilare sulla cosa pubblica e di pretendere la trasparenza: tutta.

Rivendichiamo il diritto-dovere di difendere il territorio, di progettare per il bene comune con l'occhio giusto per i più deboli, per tutti gli emarginati di qualsiasi colore essi siano e di qualsiasi fede e di qualsiasi cultura e di qualsiasi sventura siano portatori e vittime; e con l'occhio giusto per tutte le periferie perché davvero divengano "il centro dei nostri progetti" e contro tutti i ghetti.

Rivendichiamo il diritto-dovere di tutelare le giovani generazioni per garantire loro una città futura, una città possibile.

L'importanza delle parole 1: vi abbiamo eletti per la convivenza.
L'importanza delle parole 2: vi abbiamo eletti contro ogni connivenza.

Ps: Per tutte le ragioni suesposte mi tengo la mia tessera del PCI e chiedo l'iscrizione alla Società Civile.




21 febbraio 2011

Ma io Pisapia lo difendo

 Dell’uomo non ho mai avuto tanta simpatia. E dire che ero partito con le migliori intenzioni, a settembre dello scorso anno: stavolta scelgo un candidato e lo sostengo fino in fondo, mi ero detto.

 

Entra sempre in gioco l’eterogenesi di fini di hegeliana memoria, quindi sarà che nei suoi comitati circolava il peggio dei due partiti che oggi giocano a cannibalizzarsi l’un l’altro (PD e SEL), sarà anche che poi ho scoperto certe sue posizioni sulla giustizia più alla D’Alema che al buon senso, mettici pure che non abbia proprio questo carismatic appeal, ma alla fine tutto il mio entusiasmo iniziale si è ridotto ad un piccolo lumicino. Nonostante tutto, però, Pisapia alle primarie l’ho votato.

 

Il lumicino poi si è spento definitivamente quando il 14 dicembre ha cominciato a raccontare frottole sulla partecipazione alle primarie (che ha segnato un meno 15.000 partecipanti rispetto a 5 anni prima, mentre lui affermava esserci stato un più 3%). Contestato (e ho anche il video), ha reagito in maniera scomposta e feroce, dicendomi di tornare a studiare. A me, che ho la media del 30elode all’università. E lì mi ero ripromesso di non votarlo nemmeno sotto tortura.

 

Gli scimmiottamenti di Vendola al Palasharp e la pallida imitazione di Mitterrand, con quella foto orripilante apparsa sui maxi-manifesti sparsi per la città, mi avevano definitivamente convinto a votare per il mio compagno di università candidato alla Lista civica di Grillo. Anche perché, alla mia famosa lettera aperta che gli ho inviato e ho pubblicato (condivisa da più di 2000 persone su facebook), non ha mai risposto, ma ha fatto rispondere alcuni suoi galoppini con problemi di prostata che tra un “Basta giovani” e “lavori per la Moratti” si sono beccati un bel trattamento in dolce stil novo dal sottoscritto (sono sempre molto fine e irritante nel mandare a quel paese la gente, me ne do atto).

 

Ciononostante, nella vicenda di Affittopoli lo difendo. E non per spirito di coalizione (avevo già intenzione di votare un altro), quanto perché non si può mettere sullo stesso piano un contratto di affitto stipulato nel 1989 dalla sua compagna con i contratti di affitto a prezzi stracciati degli uomini organici alla Destra.

 

E per un semplice motivo: Milano è governata da 20 anni dal centrodestra. E si vede, aggiungo io. Quindi non regge l’accusa che Cinzia Sasso, la compagna di Pisapia, abbia avuto la casa in affitto perché godeva dell’appoggio del candidato sindaco. Anche perchè il contratto di affitto era scaduto nel 2008, Pisapia vive in un’altra casa e la Sasso doveva trasferirsi a novembre nella nuova casa (se non fosse che l’edilizia in Italia ha i tempi biblici che sappiamo), dove sarebbe andato a vivere anche Pisapia.

 

Dunque, qual è lo scandalo? Che milionari, star e assessori e consiglieri di centrodestra abbiano avuto case con affitti risibili proprio in virtù della loro appartenenza ai partiti della maggioranza che guida il comune da 20 anni oppure che la compagna di Pisapia, nel 1988, abbia avuto in affitto la casa dal Pio Albergo Trivulzio, quando Milano era ancora governata dal cognato di Craxi, Pillitteri (passato al centrodestra, il cui figlio è per altro in affitto anche lui in una casa del Pat)?

 

Pisapia lo si può attaccare su molti fronti, ma questo no. L’unica cosa che posso dire è che mai ho visto in vita mia una difesa così goffa e intempestiva da parte di un avvocato, che di certo ha una gran carriera anche da politico alle spalle. Ingenuità? Forse, ma se prima il centrosinistra era nella prima volta avanti nei sondaggi a Milano, ora dubito che lo sarà ancora.

 

A meno che, per la gioia del Pd, Pisapia non faccia un passo indietro. Ma questo sarebbe l’ennesimo colpo mortale all’immagine del centrosinistra milanese ed equivarrebbe a sconfitta certa.

E in un periodo come questo, non possiamo permettercelo. Quindi l’unica cosa che rimane da fare al candidato sindaco, se non vuole affogare nella palude in cui la sua goffa difesa lo ha infilato, deve abbandonare per strada un po’ di venefici compagni di viaggio. Deleteri per lui e, qualora vincesse, deleteri per Milano. I nomi si sanno già, inutile farli anche qui.

 

Speriamo solo che ora Pisapia si dia una mossa. Perché prediche moraliste da parte della Lega e del PDL (che sugli affari immobiliari hanno ben altri e ben più gravi scandali da fronteggiare) è veramente una vergogna.




31 gennaio 2011

Milano merita un ventenne

 

BASTA GIOVANI! proseguendo con queste pippe, faremo vincere la Moratti. E' questo che volete? IO NO.”

 

Questo commento (il cui autore continuo dopotutto a stimare) è uno dei tanti che finirono in calce alla mia lettera aperta a Giuliano Pisapia del 17 dicembre scorso, in cui chiedevo conto del perché mentisse sulla partecipazione alle primarie e ponevo altre due o tre questioni che durante le primarie non si poteva porre nemmeno nei suoi comitati perché “l’obiettivo è vincere, al resto pensiamo dopo.”

 

A quel “resto” non ci ha pensato più nessuno, o meglio, qualcuno ci ha pensato dandomi del fascista, del non giovane, del tafazzista e così discorrendo nella lunga sequela di insulti pubblici e privati che mi sono arrivati con quella lettera (ma sarebbe affascinante farvi leggere la mia lunga corrispondenza con alcuni insigni membri dello Staff di Pisapia ancora durante le primarie, quando a brutto muso uno di loro tirò fuori la famosa frase “tu non sai chi sono io”).

 

E dire che da elettore di Pisapia alle primarie mi limitavo a fare delle domande semplici, per esempio se pensava ancora che il concorso esterno in associazione mafiosa fosse un’anomalia giuridica, come aveva dichiarato a Panorama il giorno della condanna di Marcello Dell’Utri a 7 anni in appello per quel reato “anomalo”. In fondo, si candidava a sindaco nella città che Dell’Utri, ai tempi del maggioritario, veniva eletto a furor di popolo.

 

Ai comitati di Pisapia, però, non si poteva discutere di politica, bisognava stare seduti ad ascoltare la maestrina di turno che ti diceva dove dovevi andare a distribuire volantini, in che giorno e a che ora: cose che non richiedevano un incontro fisico, dato che basta una mail (ma internet è una landa sconosciuta per costoro e quando mi permisi di fare qualche osservazione, visto che gestisco uno dei siti-blog più letti e visitati d’Italia, con oltre 120.000 utenti, ci mancava poco che mi deferissero ai probi viri).

 

Mi ero già rassegnato a dovermi turare il naso e a doverlo votare questa primavera, quando stasera mi arriva un messaggio da un mio amico che mi chiede se conoscevo Mattia Calise. Il nome non mi dice niente. Lo cerco su facebook e subito lo riconosco: è un mio compagno di corso, a Scienze Politiche. Lo conosco di vista, non ci ho mai parlato, ma a prima vista sembra una persona per bene, e raramente mi sbaglio.

 

Quindi ho deciso di sostenerlo. E che sia chiara una cosa: ad aver tradito speranze e aspettative non è il sottoscritto. Ma chi si è proposto come il nuovo e non lo era, come il cambiamento e invece si è circondato del peggio della vecchia guardia che il cambiamento non lo vuole.

 

Tanto, male che vada, sbaglierò a mandare persona in consiglio comunale. Di una cosa sono sempre andato fiero, però, nella mia breve vita: non ho mai fatto errori per conto terzi. Una cosa che altri trinariciuti radical-chic non possono vantare di aver fatto nella loro vita, che è più lunga di una quarantina d’anni della mia.




28 gennaio 2011

Piazza Craxi a Milano? NO, grazie!

Sabato scorso a Lissone è stata inaugurata Piazza Bettino Craxi, per la gioia dei cittadini (erano talmente felici che c’era la polizia antisommossa che doveva fermarli tanto l’entusiasmo) e soprattutto di tutti i disonesti d’Italia, che ora già inviano dettagliate lettere al sindaco della propria città per indicare la via che vogliono gli sia intestata non appena passeranno a miglior vita.

 

Sì, perché quel che viene meno quando si intesta una piazza ad un politico corrotto e latitante (condannato in contumacia a 10 anni di galera, senza contare tutti i processi fermi al secondo grado per un totale di una ventina d’anni) non è tanto la Morale (quella è roba per parrucconi, in fin dei conti), quanto lo Stato di Diritto.

 

Diceva Rousseau che la democrazia esiste laddove non c’è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi. L’Italia 2011 del Bunga Bunga è dunque una democrazia?

 

Non c’è più lo Stato di Diritto, non c’è più una Morale (pubblica), quindi non c’è più (o forse non c’è mai stata) democrazia. E soprattutto non c’è un partito che riesca ad incarnare una visione della società e dello Stato diametralmente opposta a quella concepita dal Berlusconismo, che altro non è che la versione mediaticamente corretta del Craxismo.

 

Perché se anche dall’opposizione si incensa Bettino Craxi (da Fassino a Veltroni, da Vendola a D’Alema), come lamentarsi poi che milioni di persone smettono di andare a votare e, soprattutto, i giovani si allontanano sempre più dalla politica, considerata (e a ragione) una cosa sporca, inutile, una mera macchina di potere mangiasoldi che non risolve problemi, anzi, li crea?

 

Per fortuna, c’è ancora un’Italia che si indigna e l’inaugurazione della piazza si è trasformata in una riedizione delle proteste del ’92 contro l’allora leader socialista: monetine, pernacchie, fischi, un assordante coro “ladri, ladri” ha accolto Stefania Craxi, impedendole di tagliare il nastro della piazza nella città governata da 15 anni dalla Lega.

 

Molti i militanti dei partiti, ma ancora di più i cittadini comuni, che hanno deciso di sostituire la targa “Piazza Bettino Craxi – Statista” in “Piazza Sandro Pertini – Presidente di tutti gli Italiani”.  

 

Un atto talmente vile da far scatenare Bobo Craxi, che si trovava a Cagliari: “la gazzarra indegna di Lissone è stata organizzata dai giannizzeri di Di Pietro e dal consigliere regionale del Pd Civati, il cosiddetto "rinnovatore”. Essi avranno la risposta che meritano perchè non sono capaci di discutere di politica e di storia, ma di muovere primordiali risentimenti. La sinistra piaccia o no è stata guidata dal socialismo democratico in Italia e in Europa. Altre esperienze sono finite e fallite e questi epigoni superstiti verranno schiacciati anche in Italia."

 

Poveretto: oltre a non conoscere la Storia, se l’è presa pure con la persona sbagliata (Civati), colpevole semplicemente di aver appoggiato l’iniziativa di contro-intitolare la Piazza a Pertini (c’è ancora qualcuno che nel PD si indigna per certe cose).

 

Del resto, sappiamo bene che a Bobo, figlio d’arte, è sempre assai più piaciuto l’altro consigliere regionale del PD, Filippo Penati, ex-migliorista comunista ed ex-presidente della provincia di Milano, il quale si è sempre speso nel definire Craxi “uno statista” (e poi si chiede perché mai abbia perso due elezioni di fila, provinciali e regionali, un record che neanche Veltroni).

 

E visto che Penati, dimissionario a novembre dal ruolo di coordinatore della segreteria di Bersani, è tornato a Milano per “aiutare Pisapia a vincere”, la domanda è come si comporterà il candidato sindaco del centrosinistra di fronte all’annuncio di Stefania Craxi che in primavera ci sarà anche a Milano una nuova Piazza Craxi. (guarda che caso, dallo staff nessuno ha deciso di commentare la faccenda).

 

Della serie: dalla Milano da bere degli anni ’80 alla Milano da vomitare del 2011. Che potrebbe vedere una Piazza intestata al latitante anche grazie a quei settori del PD sempre pronti a indignarsi di fronte a Berlusconi per raccattare voti, ma sempre proni a 90° quando si tratta di incensare Bettino.

 

Lo stesso Pisapia ha un background poco felice: da ex-avvocato di Forlani, ha recentemente dichiarato che l’ex-segretario della Dc non aveva alcuna responsabilità politica, mentre da candidato alle primarie si è espresso contro il concorso esterno in associazione mafiosa, ovvero lo stesso reato per cui è stato condannato in secondo grado Marcello Dell’Utri, che viene eletto da 15 anni a Milano. Mentre sulla questione Piazza Craxi, ha sempre evitato di rilasciare dichiarazioni.

 

Dunque, fiduciosi che sia solo un abbaglio, speriamo veramente che in primavera a Milano si cambi qualcosa. A meno che non si voglia perdere per l’ennesima volta… ma questa è un’altra storia.




19 dicembre 2010

Vecchi Trinariciuti e Giovani Vecchi

E chi mai lo avrebbe detto? Tutto mi sarei aspettato, tranne che la mia lettera aperta a Pisapia, che contestava un suo certo modo di fare, nonché un atteggiamento persino ripreso in video (e quindi non negabile da parte del diretto interessato, che tutt'ora tace, seppur si dica sfiduciato per il suo ultimo incontro con i militanti del PD, che a quanto pare si sono spinti ben oltre il mio "non è vero che la partecipazione è salita") avrebbe avuto una diffusione così ampia, su facebook, così come in termini di visitatori unici su Qualcosa Di Sinistra (http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra).

Potere del web e di quel network tanto deriso che abbiamo messo insieme attorno a EB.IT e la fanpage di Berlinguer su facebook.

Gli unici commenti pubblici (quelli privati li lasciamo al cattivo gusto di chi li ha scritti, visto che sono solo pieni di insulti) sono di alcuni irriducibili pisapiani che, a parte prodursi in banali delegittimazioni come dei Gasparri qualunque che non contestano un bel nulla, non hanno dato una bella immagine di quella simpatica "macchina da guerra" che avrebbe portato Pisapia alla vittoria il 14 novembre.

I dati oggettivi sono due: vi è stato un calo della partecipazione del 18,26% e i giovani sotto i 25 anni al voto erano meno del 2,56% degli aventi diritto (2000 su 78000). Dati che Pisapia nega. Gli ho chiesto pubblicamente il perché, si rifiuta di rispondere.

Stabilendo però che la colpa è dello specchio e non di chi ci sta davanti (come dei Ghedini qualsiasi), costoro dicono che per non far vincere la Moratti non bisognerebbe farsi queste "pippe". Che strano: e io che pensavo si dovesse recuperare il voto degli astenuti, soprattutto di quei 15000 cittadini che alle primarie non sono andati a votare.

Addirittura mi invitano, data la mia verbosità, di fare come alcuni miei coetanei (il che probabilmente significa che dovrei pippare coca in disco oppure fare lo yes-man in qualche partito al soldo di un satrapo garofanato), altrimenti corro il rischio di diventare un "giovane vecchio".

Se essere "giovane vecchio" significa avere un cervello e farlo funzionare, soprattutto battendosi per alcuni ideali, allora sì, lo ammetto: sono un giovane vecchio. Che è pur sempre meglio di essere un vecchio trinariciuto alla Guareschi che, come un morto vivente, pretendono di avere ragione in base alle primavere che hanno alle spalle, e non in base ai fatti e i dati (che non smentiscono).

Che amarezza. Soprattutto quando mi si risponde con "BASTA GIOVANI" alle mie critiche. Perché, ci sono mai stati? Quando andavo a vedere Pisapia, l'età media era 55 anni. E io ero l'unico ventenne, a parte i "giovani giovani" (come li chiamerebbero loro) dello Staff di Pisapia. E infatti, il trend alle primarie era quello: oltre i 45 anni, il 71% dei partecipanti (27% gli over 65).

Basta Giovani? Come si quantifica il basta di niente? Chissà. Nel frattempo, sapete cosa vi dico? Che non è colpa di Giuliano: è colpa di chi gli sta intorno. Troppi Vermilinguo di tolkeniana memoria.

Comunque, caro Giuliano, se ti facciamo così tanto schifo, basta dirlo: ci sono tante belle cose da fare nei week end elettorali. Magari, come consiglia qualche tuo simpatico trinariciuto, che nasconde la terza narice sotto i baffi, "fare un po' di chilometri". O come disse il (da voi) compianto Craxi: "andare al mare".

Che è pur sempre meglio che farsi insultare da terzi, senza ottenere alcuna risposta degna di questo nome.




17 dicembre 2010

La Sinistra non Vince con le Favole

Lettera aperta al candidato sindaco del centrosinistra a Milano, Giuliano Pisapia.

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Caro Giuliano,

ti scrivo questa missiva pubblica, dandoti del tu, semplicemente perché ho condiviso sin da quella famosa riunione dell’8 settembre alla Libreria del Mondo Offeso, che tu rievochi sul tuo blog, l’avventura delle primarie al tuo fianco.

Ti ho votato alle Primarie, nonostante le molte, forse le troppe, contraddizioni che ti trascinavi dietro di giorno in giorno (dal definire il concorso esterno in associazione mafiosa un’anomalia giuridica sino alla proposta di rimpatrio volontario dei rom alla Sarkozy, per non parlare della ciellina Sec di Tagliabue a curarti la campagna elettorale), eppure ero convinto che, nonostante tutto, la tua proverbiale umiltà e propensione all’ascolto alla fine avrebbero risolto ogni problema ed ogni eventuale incomprensione, per dirigerci tutti verso una riconquista di Milano, da troppo tempo malgovernata dal Berlusconismo.

Ora non ne sono più tanto convinto. E non tanto per il ritardo di un’ora alla serata che avevamo organizzato alla Libreria per parlare di “Qualcosa Di Sinistra”, visto che le guest star erano ben altre l’altra sera e si chiamavano Iole Garuti, Edda Pando, Shady Hamadi, i collettivi studenteschi (quelli sopravvissuti alle manganellate), i ragazzi del comitato antimafia e tutti quelli che sono voluti venire a discutere con noi (nel caso non si fosse capito, tu, Valerio Onida, Giulio Cavalli e Michele Sacerdoti eravate stati invitati per ascoltare ed eventualmente capire), quanto per la tua reazione scomposta ed esagerata alla mia obiezione sul fatto che i dati sulla partecipazione avevano un evidente segno meno e non un decisivo segno più come affermavi tu.

Quando vaneggiavi un presunto incremento del 2,56% nella partecipazione alle primarie, ti contestavo forte del fatto che all’inizio della serata avevo proiettato una piccola presentazione che mostrava chiaramente il forte calo di partecipazione, soprattutto tra i giovani.

E quella presentazione, che tu avresti visto se non ti fossi presentato con un’ora di ritardo, non era volta né a criticare nessuno, né tanto meno ad escogitare “trappoloni” nei tuoi confronti: serviva per stimolare il dibattito, anche con i protagonisti delle primarie, sul perché di quel calo ed evitare che si replicasse alle elezioni.

Calo che tu neghi e continui a negare, ripetendo ad infinitum che hai portato a votare “gente che non votava da 10 anni”.

Il che può anche essere vero, ma non cambia il dato di fondo che alle ultime elezioni primarie, rispetto a quelle del 30 gennaio 2006, vi è stato un calo del  18,26%, pari a 15.065 persone che non sono andate a votare.

Ed eccezion fatta per la Zona 1, dove vi è stato un incremento dell’8,14% (677 votanti), in tutte le altre zone l’affluenza subisce un decremento medio pari al 21,34% rispetto al 2006.

Questi sono i dati, questi sono i fatti. Che tu misteriosamente neghi.

Diceva Bertold Brecht: “Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia è un delinquente.” Non pensando né l’una né l’altra cosa di te, mi chiedo il perché della tua reazione e gradirei, non solo io, una risposta.

Del resto, la tua stessa replica al mio “non è vero, vi è stato un calo del 18,26%”, è di per sé offensiva e mi ha ricordato tanto atteggiamenti tipici di quei politici che vari rottamatori e “poeti” (si fa per dire) nazionali dicono di voler superare, salvo circondarsene ad ogni occasione elettorale: “Ascolta prima di parlare! Non si può stare sempre a criticare!” (a breve il video integrale)

Paradossale, se si pensa che eri stato invitato per farlo e, recitando la tua verità precostituita (indecente la lezioncina sulle “debite proporzioni”), non l’hai minimamente fatto. Mentre lo ha fatto Onida, lo ha fatto Cavalli, lo ha fatto Sacerdoti.

Forse qualche Vermilinguo di tolkeniana memoria ti ha raccontato che a Milano si vince raccontandosi delle favole, perché in fondo la Destra vince da 16 anni raccontandole.

Mi spiace deluderti, ma non è così.

Perché come diceva Enrico Berlinguer: “La Sinistra non vive e non vince senza valori ideali.” E difatti la Sinistra è morta e non vince proprio perché questi ideali vengono continuamente tirati in ballo ad ogni elezione per raccattare voti, ma poi nella pratica quotidiana vengono immolati sul sacro altare della real-politik.

Soprattutto, la Sinistra non vince raccontando favole ai giovani, che se proprio devono ascoltarle, preferiscono andare al cinema (in questo periodo pre-natalizio, tra Harry Potter e le Cronache di Narnia, la scelta è varia).

Perché l’altro dato che tu neghi è il fatto che i giovani, alle primarie, non sono andati a votare. E qui ti smentisce invece la SWG (di cui per sei anni ha fatto l’Amministratore Delegato Davide Corritore, tuo supporter), che il 17 novembre su Repubblica mostrava gli sbalorditivi risultati di un’indagine condotta sull’età dei partecipanti alle primarie: solo il 3% era sotto i 25 anni e solo l’8% era sotto i 34.

Che in soldoni significa che solo 2000 giovani sotto i 25 anni su 78000 aventi diritto sono andati a votare: un po’ poco per chi vuole strappare Milano alla Destra, visto e considerato che nelle primarie americane i giovani sono la linfa vitale di ogni movimento per il Cambiamento.

 Del perché tu continui a negare l’evidenza dei fatti, sinceramente non mi interessa: avrai le tue buone ragioni. Ma il fatto di essere stato accusato di non ascoltare, quando è oramai troppo tempo che lo faccio nei confronti tuoi e dei tuoi sfegatati supporters (capintesta di SEL perlopiù), questo lo trovo inaccettabile.

Pensavo che la serata di martedì potesse far riaccendere in me un po’ di quella passione che anni di delusioni avevano inesorabilmente affievolito, tanto da portarmi a fare politica fuori e tra i partiti, ma non dentro, lottando per le battaglie in cui credo, la più importante quella sulla Questione Morale, insieme a ragazzi di 20 anni come me.

Abbiamo creato un network di persone attraverso l’Associazione Nazionale Enrico Berlinguer che in tutta Italia conta più di 112.000 persone, di cui 17.000 solo a Milano, un sito web che ha migliaia di visite al giorno e che diffonde, attraverso il lavoro di migliaia di compagni della mia età, le idee di Enrico Berlinguer, troppo a lungo bistrattato e dimenticato dalla Sinistra (tutta).

Ero pronto, eravamo pronti, noi giovani tutti, a darti una mano: il ruolo di angeli del ciclostile, però, se permetti, ci va troppo stretto, se non altro perché il ciclostile è superato da una trentina d’anni.

Diceva Eugenio Montale che “a questo mondo si può esser solo farciti o farcitori”.

 Ebbene, non so te, caro Giuliano, ma a me la vocazione del panino non è mai venuta. E come a me, a tanti altri giovani, che alle primarie, a differenza mia, non sono andati a votare.

 E finché continuerai a negare la realtà, dubito che andranno a votare in primavera. La serata di martedì è stata un’occasione sprecata. Da te, ovviamente, visto che noi eravamo armati delle migliori intenzioni, io personalmente lo ero. Ma mi hai deluso.

Con i migliori auguri,
Pierpaolo Farina
Presidente dell’Associazione Nazionale Enrico Berlinguer




12 dicembre 2010

Piazza Fontana, strage fascista e di Stato

A 41 anni, ancora nessuna verità. O meglio, solo una certezza: che a far esplodere una bomba alle 16:37 di quel lontano 12 dicembre 1969 alla Banca Nazionale dell'Agricoltura, in Piazza Fontana a Milano, provocando la morte di 17 persone e il ferimento di altre 88, non furono gli anarchici, ma i fascisti.

E che quello fu il primo episodio di quella che passerà alla storia come la "Strategia della Tensione", ovvero il tentativo, nemmeno troppo occulto, di preparare il terreno ad un colpo di Stato in Italia, che mettesse gli Stati Uniti al riparo da una possibile vittoria elettorale del più grande Partito Comunista d'Occidente, il PCI.

Ma ad avvalorare la tesi di un'unica mano armata che eseguiva disegni ben precisi sono i fatti, non tanto le teorie. In molti infatti, ignorano, che quel 12 dicembre di 41 anni fa ad esplodere non fu solo la bomba alla Banca Nazionale dell'Agricoltura.

Una seconda bomba rimase inesplosa alla Banca Commerciale Italiana, in Piazza della Scala (subito fatta brillare dalla polizia, che distrusse una prova fondamentale per risalire al tipo di esplosivo e a chi avesse preparato gli ordigni), e altre tre bombe esplosero a Roma, in questo caso però senza uccidere nessuno.

In appena 53 minuti dalla prima esplosione di Piazza Fontana, esplosero altre tre bombe, tutte concentrate nella capitale della Repubblica. E se i luoghi hanno un significato, forse non è un caso che esplosero proprio all'Altare della Patria, in Piazza Venezia e davanti all'entrata di un passaggio sotterraneo che collegava via Veneto con la Banca Nazionale del Lavoro.

Nel 2005 la Cassazione ha definitivamente assolto gli ordinovisti (il più famoso Delfo Zorzi, diventato imprenditore di successo in Giappone, paese che ha sempre negato la sua estradizione) che erano stati condannati all'ergastolo in primo grado. Per la giustizia italiana, quindi, Piazza Fontana rimane un mistero.

Fortunatamente la Storia non è fatta solo dalle sentenze, come dice Aldo Giannuli, quindi, a 41 anni, possiamo affermare con certezza che la strage di Piazza Fontana fu una strage fascista e di Stato. Di cui sicuramente sapremo la verità nascosta, quando sarà troppo tardi per far pagare i responsabili.

Ma noi non dimentichiamo.




7 dicembre 2010

Scene medievali

Gli affezionati si ricorderanno che due anni fa parlai dell'indecorosa sfilata di auto blu per la prima della Scala, durante la quale una folla di persone impedivano il passaggio a noi comuni mortali perché dovevano godersi lo spettacolo asserragliati alle transenne.

E si ricorderanno anche della risposta di una madre al figlio di 3-4 anni, il quale chiedeva conto della folla e del clamore: "E' gente a cui piace vedere altra gente che non fa nulla per guadagnarsi lo stipendio nella vita." Un'immagine talmente forte, che ancora oggi la ricordo perfettamente.

Così come ricordo, appunto, questa fiumana di gente asserragliata alle transenne che, come i mendicanti di epoca medievale intorno alle carrozze dei signori, ammiravano la loro maestosità e ricchezza, nella speranza di ricevere qualche soldo. La disperazione e l'ignoranza che portano all'umiliazione personale pur di sbarcare il lunario: sono cose che nel XXI secolo non dovrebbero accadere.

Se teniamo fede infatti alla definizione di Rousseau "La Democrazia esiste laddove non c'è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi". E da scene del genere ne deduciamo che sono bastati 20 anni di bombardamento mediatico a reti ed edicole unificate per spazzare via 2 secoli di lotte e conquiste sociali.

Ma rispetto a due anni fa qualcosa è cambiato. Se infatti le proteste erano relegate in un angolo remoto di piazza della Scala, rese innocue dalla folla adorante e dai poliziotti antisommossa, quest'anno non sono bastate né le transenne, né la folla adorante: gli studenti, i precari, quelli che la crisi la stanno pagando tutta, si sono presi la scena mediatica solitamente riservata a ministri, sottosegretari, alta borghesia e tutta quella pletora di signori mossi da quegli interessi economico-finanziari che hanno provocato la crisi, ma che non la sentono né la pagano.

Un buon segno, di riscossa etica e civile. Segno che forse qualcosa in questo Paese sta cambiando. Ed era anche ora.




1 dicembre 2010

L’assurdità tutta italiana delle primarie partitocratiche

Mi è capitato di leggere nella cronaca milanese di Repubblica che “Il PD detta le condizioni a Pisapia: niente Onida e Idv”. Della serie: ci piace perdere facile.

 

Le motivazioni di quel Machiavelli bonsai con lo spessore politico di un’anatra zoppa qual è il presunto segretario provinciale del PD, Roberto Cornelli, sarebbero che “Onida e l’Idv continuano ad attaccare il Pd” e che “l’annuncio di una lista civica di Onida punta a spolpare elettoralmente il nostro partito.

 

Posto che dall’Idv si sono semplicemente limitati a non partecipare alle primarie perché le trovavano scandalosamente a rischio tarocco (e come loro l’hanno pensata anche quei 15.000 cittadini che sono rimasti a casa rispetto a cinque anni fa) e che Onida ha semplicemente giocato le sue carte durante la campagna elettorale, essendo l’unico veramente indipendente e senza partiti alle spalle, queste ennesime dichiarazioni rivelano un partito allo sbando e chiuso su se stesso, incapace di innovare, in quanto retto da equilibri correntizi precari, ma soprattutto di rinnovarsi di fronte ad un elettorato sempre più distante e sempre più disilluso.

 

Perché, posto che il PD è un morto che cammina a causa della sua classe dirigente nazionale e locale, l’idea di Boeri e di Onida di dare vita ad una lista civica per attrarre quell’elettorato deluso dalla Moratti e titubante verso Pisapia è una buona, anzi, un’ottima idea. Perché non costringe il candidato ad improbabili avvitamenti su se stesso per cercare di coprire tutto l’elettorato possibile, ma soprattutto dà prova anche a quegli elettori che non sono andati a votare alle Primarie che dopo di queste c’è vita, ma soprattutto c’è voglia di innovare e rinnovare un modo di fare politica troppo burocratico e fin troppo lontano dai veri problemi della gente.

 

Ora, la vera domanda è: dov’erano i giovani alle primarie? Il dato finale sulla partecipazione giovanile è impietoso: appena 2000 giovani tra i 18 e i 25 anni su un totale di 67.000 votanti. Appena il 3% dei votanti e il 2,56% degli aventi diritto (i giovani appartenenti a questa fascia sono 78.000 a Milano).

 

E quindi la domanda conseguente è: perché le primarie in Italia non funzionano o funzionano male? Semplice, perché a differenza di quelle americane che hanno incoronato Obama e funzionano benissimo da un paio di secoli, sono primarie “partitocratiche”.

 

E chi conosce almeno un po’ la realtà americana, in particolare la realtà dei partiti americani, sa che non sto dicendo una fesseria: perché negli USA i partiti a livello nazionale non esistono, sono solo una sigla, un nome, un target. Non hanno burocrazie nazionali stabili come quelli europei (e in particolare come quelli italiani), e si mobilitano solo per le elezioni presidenziali e per il Congresso, ma i candidati si avvalgono prevalentemente delle proprie macchine elettorali, cioè usano solo il nome del partito e poi hanno un loro staff.

 

E soprattutto: chi vince le primarie, non sta certo a concordare il programma con i candidati sconfitti. I quali possono portare il proprio contributo (è il caso della Clinton che si è spesa in maniera preponderante per Obama), ma solitamente escono silenziosamente di scena.

 

Le primarie in Italia invece non funzionano proprio perché il partito che le ha importate, il PD, ha sempre preteso di imporre il proprio candidato sugli altri, e ha trasformato ogni volta le primarie in un referendum su se stesso. E puntualmente da 3 anni, cioè da quando è nato, il PD riesce a vincere solo le primarie ristrette a se stesso (a volte neppure le fa, fregandosene della base), perdendo tutte le altre e dimostrando sempre una volta di più quanto sia insensata la folle corsa verso il centro, e quindi verso destra, di un partito a cui mancano giusto 27 punti percentuali per correre da solo e non ha mai portato al governo del Paese, avendo la sua nascita accelerato la morte del Governo Prodi.

 

Quelle italiane sono dunque primarie geneticamente modificate, snaturate, al rovescio: i candidati vengono appiattiti sui partiti e non viceversa, il peso delle correnti (e delle relative clientele) è soffocante, ipocrisia e aridità intellettuale e ideale fanno fuggire i giovani, che sono la linfa vitale delle primarie americane.

 

E già solo il fatto che il PD scriva le regole del gioco e poi si eserciti in indecenti distinguo a dettare le condizioni al candidato, invocando una conventio ad excludendum nei confronti di un partito senza il quale non si vince e, soprattutto, nei confronti di un Presidente emerito della Corte Costituzionale per il quale hanno votato circa la metà dei giovani che sono andati alle primarie, ebbene questo fa capire il perché penso sia assurdo invocare le primarie, se poi permangono gli stessi vecchi modi di far politica.

 

E temo che nessuno possa smentirmi, se dico che l’incipit della famosa intervista di Berlinguer sulla Questione Morale, rilasciata il 28 luglio 1981 a Scalfari, si possa benissimo applicare anche al Partito Democratico:

 

“I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero.

 

Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune.

 

La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi.”

 

Per questo dico che le Primarie all’italiana, così come vengono fatte, ma soprattutto, con i partiti che ci sono, non servono assolutamente a nulla. Per questo sono convinto che bisogna stare sempre più vicino al nostro candidato sindaco, sostenerlo e soprattutto non fargli mancare il nostro appoggio, indipendentemente dalle diverse sensibilità che ci caratterizzano.

 

Questo è l’unico modo per dare un po’ di normalità a delle Primarie che normali non sono state e continuano ad essere poco attrattive per chi, come me, ha 20 anni e si è decisamente stancato di gente che pretende di insegnarti come si vince, avendo alle spalle solo sconfitte.

 

Per questo io ho sostenuto e continuerò a sostenere Giuliano Pisapia.




17 novembre 2010

Mutatis mutandis: il ritorno di Albertini

Quando ho letto che Maria Pia Garavaglia, già vicesindaco di Roma, già ministro ombra dell'istruzione sotto Veltroni (famosa per aver proposto un aumento di 200 milioni di euro ai fondi incostituzionali per le scuole private cattoliche a fronte di miliardi di tagli per quelle pubbliche), invitava il PD a sostenere la candidatura di Gabriele Albertini, già sindaco di Milano, ora eurodeputato del Pdl, ho avuto un'esclamazione che la decenza e la buona creanza mi impediscono di ripetere su questo blog.

Sta di fatto, però, che l'assurdità della proposta di questa signora, definita (e a ragione) una "veltroniana doc", contrasta sia con l'idea stessa veltroniana del PD sia con le primarie per cui i veltroniani si sono battuti fino all'ultimo secondo. Perchè proporre di togliere il sostegno a Pisapia, convergendo assieme a Fli, Udc e pezzi del Pdl su Albertini non è solo una proposta indecente, ma la dice lunga sul perchè certa gente militi ancora nel PD: solo per la poltrona.

Nella sua canzone "Qualcuno era Comunista", Gaber affermava: "Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché era solo una forza, un sogno, un volo, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita."

Ecco, una spinta verso qualcosa di nuovo, per una nuova morale, per un sogno. Se oggi fosse ancora in vita e dovesse scrivere un'altra canzone, forse userebbe le parole di Silvio Orlando a Vieni Via Con Me:

"cose che non avevamo previsto e invece sono accadute: che la Democrazia cristiana e il Partito comunista si unissero in un solo partito e che, uniti, perdessero tutte le elezioni."

Perchè se una parte del PD decide di appoggiare Albertini significa allora che non c'è nessuna alternativa nè volontà di cambiare: c'è solo volontà di andare al governo per galleggiare, ovvero per gestire potere, soldi e persone. Per fregarsene degli elettori, ma soprattutto dell'ideale e della morale.

Perchè se Pisapia viene sconfessato, ad essere sconfessate non sono le primarie: ma il PD stesso, che si fonda su di esse. E quindi non ci sarebbero scuse nè machiavelliche strategie che potrebbero giustificare questo tradimento.

E allora gli elettori che si sono messi pazientemente in fila domenica, sfidando la pioggia e maltempo, avrebbero ragione a chiedere indietro i 2 euro versati, a stracciare qualsiasi tessera democratica (qualora l'avessero), ma soprattutto a decretare la fine anche elettorale di un partito che da 3 anni è nato morto ed è culturalmente e politicamente messo peggio (non è mai esistito).

Perchè anche al PD oggi potrebbe essere applicata quel famoso incipit di Berlinguer nell'intervista ad Eugenio Scalfari del 28 luglio 1981:

 I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss".

Se così non fosse, non si spiegherebbe allora come il PD, che ha impiegato mezzi, forze e uomini per 10 anni contro Gabriele Albertini, adesso dovrebbe farlo suo candidato contro la Moratti. Perchè Albertini non è solo "er mutanda", è anche il sindaco che ha voluto quella porcata di City Life, del casino dei parcheggi, dei disastri finanziari legati ai derivati, della commemorazione di Salò, della prima proposta a intestare una via a Milano a Craxi.

No, Albertini non sarà mai il mio candidato sindaco. E se lo sarà di una certa parte del PD... bhè, allora quello sarà il giorno in cui potremo dire: "Il PD è morto. W la Sinistra."



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"Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata."
(Enrico Berlinguer)

"Credo che la libertà sia uno dei beni che gli uomini dovrebbero apprezzare di più. La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà."
"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anzichè chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
(Enzo Biagi)

"L'Italia berlusconiana è la peggiore delle Italie che ho mai visto, per volgarità e bassezza. Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo. Gli italiani devono vedere chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, al Quirinale, al Vaticano, dove vuole. Soltanto dopo saremo immuni."
(Indro Montanelli, 2001)


"Sarebbe ora di finirla con questa damnatio memoriae per cui la storia del Novecento ruota intorno ai comunisti, agli ex comunisti ed ai comunisti o filocomunisti pentiti. C'è una grande storia che è stata rimossa: quella degli antitotalitari democratici e liberali – anticomunisti e antifascisti – che non hanno avuto bisogno di rivelazioni tardive, di omissioni generalizzate e di compiacenti assoluzioni."
(Vittorio Foa, 2006)

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perchè lì è nata la nostra Costituzione."
(Piero Calamandrei)

"Quali garanzie offre questo Stato [...] per quanto attiene all'applicazione del diritto, della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro [...] l'abuso di potere, l'ingiustizia? Nessuna. L'impunità che copre i delitti commessi contro la collettività e contro i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano: neppure uno dei grandi scandali scoppiati in trent'anni ha avuto un chiarimento, nessuno dei responsabili è stato punito [...] in ogni città e in ogni villaggio è possibile compilare un lungo elenco di malversazioni, di casi di concussione e di abusi rimasti impuniti; i cittadini che fanno il proprio dovere, innanzitutto come semplici contribuenti, si vedono regolarmente presi in giro prima e ridicolizzati poi [...] perchè quelli che frodano il fisco vengono poi premiati con le leggi di perdono fiscale che costituiscono una esortazione e un incoraggiamento al non rispetto della legge, a essere un cattivo cittadino."
(Leonardo Sciascia, 1979, intervista a Marcelle Padovani)

"Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza"
O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?
(Norberto Bobbio)

"Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
(Bertold Brecht)


"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola"
(Giovanni Falcone)
"Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe"
(Paolo Borsellino)

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio"
(Cesare Beccaria)